Dott. Marta Tibaldi - Psicologa – Psicoterapeuta – Psicologa analista junghiana (AIPA-IAAP) - Didatta dell’Associazione Italiana di Psicologia Analitica (AIPA) e dell’International Association for Analytical Psychology (IAAP)
In questa video-intervista, realizzata dall'Associazione Italiana di Psicologia Analitica (AIPA) di Roma nel luglio 2022, descrivo in che cosa consista in metodo dell'immaginazione attiva junghiana e il mio modo di praticarla.
Il 26 e il 28 agosto 2022 ho condotto due workshop dedicati alla pratica riflessiva e all'ascolto attivo del corpo per imparare a integrare gli effetti benefici delle camminate veloci anche dal punto di vista psicologico.
1. Il corpo ringrazia (e la mente apprezza). Camminate veloci e consapevolezza di sé. La pratica riflessiva e l'ascolto attivo del corpo.
2. La voce del corpo. Gruppo di condivisione del benessere attivo.
Probabilmente ognuno di noi ha fatto un’esperienza del genere: il passaggio dallo stato di non-coscienza, indotto dall’anestesia totale, a quello della coscienza orientata, legato al risveglio. Può accadere che quando riprendiamo coscienza non notiamo niente di particolare e siamo semplicemente contenti di esserci risvegliati, ovvero il risveglio può portare con sé il ricordo di una piacevole sensazione di abbandono, oppure può fare percepire, quasi con rammarico, il ritorno alla vita dell’Io. “Non mi piace essere addormentata” – dice una persona appena risvegliatasi - “non mi piace neanche andare a dormire la sera, vorrei rimanere sempre sveglia”. D’altro canto, si potrebbe dire anche il contrario: sentire, nell'esperienza di ritorno alla coscienza, tutto il peso del lavoro dell’Io. Eppure sappiamo che ognuno di noi nel corso della propria esistenza ricerca, in modi più o meno consapevoli e in forme più o meno accettabili, stati alterati di coscienza: un cambiamento nella percezione psicofisica di sé con gradi diversi di depersonalizzazione. In termini psicologici ciò non significa cercare di allentare la presa dell’Io per entrare nella realtà del Sé? La pratica analitica allena a queste prese di distanza e alla loro integrazione psichica e anche l'esperienza dell’anestesia può avvicinarci, suo malgrado, a questa consapevolezza. La differenza la fa, come sempre, la nostra capacità riflessiva e la scelta etica. .
Anesthesia: is it so to die?
Probably each of us has had such an experience: the transition from the state of non-consciousness, induced by general anesthesia, to that of an oriented consciousness. It may happen that we do not notice anything in particular, we are simply happy to have awakened, or it can bring with it the memory of a pleasant feeling of abandonment, or it can make us perceive almost with regret the return to life of the Ego. “I don’t like to be asleep” – says a person just woken up – “I don’t even like to go to sleep at night, I would like to stay awake, always”. On the other hand, we could say the opposite feeling the weight of the Ego’s work. Yet in our existence each one of us searches, in more or less conscious ways and in more or less acceptable forms, altered states of consciousness: for all a change in the psychophysical perception of oneself with different degrees of depersonalization. In psychological terms doesn’t it mean to loosen the grip of Ego and to enter into the reality of the Self? The experience of anesthesia can bring us closer to this awareness, in spite of itself. As always, our reflective attitude and our ethical choice make the difference.
(scritto con S. Massa Ope e pubblicato da Moretti & Vitali, Bergamo 2021)
sabato 31 luglio 2021
Marta Tibaldi
Camminata veloce e processo d'individuazione.
Una proposta psicofisica integrata
Il movimento all'aria aperta, in particolare la "camminata veloce" - che a Roma è possibile praticare sia nel Municipio 1 (Muovi Municipio Roma 1 centro) che in alcuni altri municipi - oltre a produrre numerosi benefici fisici, è un'attività che, debitamente elaborata in termini psicologici, può essere integrata nel processo di individuazione junghiano, ovvero in quel percorso di realizzazione della personalità totale, che è l'obiettivo della pratica psicologico-analitica del profondo. Si tratta di un'ipotesi metodologica che ho iniziato a proporre ad alcuni pazienti in analisi con interessanti ricadute psicofisiche.
Le "camminate veloci", chiamate anche "metropolitana urbana pedonale", sono una forma di esercizio fisico a km 0, che ha l'obiettivo di fare vivere attivamente e in salute gli abitanti di uno o più quartieri della città, camminando insieme alla velocità di circa 6 chilometri/ora su percorsi definiti della durata di un'ora. I benefici delle "camminate veloci" sul corpo sono noti: migliorano il metabolismo, rinforzano l'apparato cardio-circolatorio, diminuiscono il colesterolo 'cattivo', stabilizzano la pressione arteriosa, abbassano la glicemia, riducono l'ormone dello stress (cortisolo) etc. Oltre agli effetti fisici, le camminate veloci hanno un impatto positivo anche sulla psiche, soprattutto se l'esperienza è elaborata in modo consapevole: le camminate veloci possono diventare così una risorsa psicofisica, che agisce da acceleratore positivo nella realizzazione della personalità totale (processo d'individuazione).
Ma vediamo di che cosa si tratta. In primo luogo è fondamentale fare esperienza diretta delle camminate veloci, quindi il primo passo (in senso letterale!) è iniziare a camminare; al termine di ogni camminata si osservano i cambiamenti indotti dall'attività svolta e se ne prende coscienza; in un terzo momento il paziente rievoca, questa volta in seduta, la traccia mnesica della camminata, elaborandola immaginalmente e interiorizzandola; quindi si mettono a confronto i nuovi vissuti con tracce psicofisiche precedenti, soprattutto disturbanti, facendoli interagire e modificare reciprocamente; infine si trasformano queste nuove consapevolezze in risorsepsichiche a disposizione del paziente, in qualunque momento ne voglia fare ricorso.
Attraverso questo procedimento di integrazione psico-fisica immaginale - ovviamente il procedimento è più articolato e complesso di quanto descritto - l'attività fisica e l'esperienza del mondo esterno (anche quella sociale, che nelle camminate veloci è di tipo cooperativo) interagiscono con la realtà psichica interna, creando nuove attribuzioni di significato che hanno effetti trasformativi sulla personalità totale e sul rapporto con il mondo esterno: una risorsa preziosa in un momento in cui il circolo virtuoso tra azione e riflessione, mondo interno e mondo esterno, nonché tra le forme sociali, è messo a dura prova dagli effetti regressivi della pandemia, tra depressione e maniacalità paranoide.
"Languire" (languishing) e "fiorire" (flourishing) sono due aspetti psicofisici complementari, che caratterizzano lo stato di malessere e/o di benessere dell'esperienza umana pandemica e post-pandemica.
Lo Human Flourishing Program, messo a punto nel 2016 dall'Università di Harvard, prevede, tra le sue misure di benessere, anche un test di dodici items, che riguarda sei ambiti psicofisici, relazionali ed esistenziali. Si tratta di un test auto-somministrato, che aiuta a prendere coscienza delle nostre aree di maggiore o minore benessere e a prenderci cura degli aspetti più insoddisfacenti.
Un anno di pandemia ha avuto effetti profondi su ognuno di noi e sulla collettività. Ci stiamo trovati a vivere una situazione di “sospensione della vita” che per certi versi ricorda ciò che provano i malati oncologici quando viene diagnosticata loro la malattia: una repentina frattura tra il ‘prima’ e il ‘dopo’ e l’ingresso forzato in un limbo, che, volenti o nolenti, mette in moto un processo di trasformazione progressivo o regressivo.
La metafora alchemica junghiana descrive un percorso di trasformazione che si compie dapprima confrontandosi con esperienze di confusione, di angoscia e di caos; segue quindi la presa di coscienza della complessità e degli aspetti contrastanti che caratterizzano la realtà psichica e il mondo, realizzando infine quel nucleo di stabilità interna che orienta ognuno di noi anche nelle situazioni più inattese e difficili dell’esistenza, come è stata ed è ancora la pandemia da Covid-19.
Il 19 marzo 2021 nell'ambito del Ciclo di seminari
gennaio-giugno 2021
"Anima, Logos, Immagine:
Ricerca e cura tra Jung e la contemporaneità"
ho tenuto la videoconferenza
Processo d'individuazione, Immaginazione, Alchimia
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Una riflessione su come il processo d'individuazione e l'immaginazione alchemica possano aiutare a pensare e a vivere in modo trasformativo l'esperienza della pandemia, creando un nucleo di stabilità psichica duraturo e profondo.
Il dizionario della lingua italiana spiega che, in termini generali, la prevaricazione rappresenta un “abuso del potere finalizzato a un illecito guadagno o vantaggio” e quindi, per estensione, un “atto clamorosamente ingiusto”. Il termine “potere”, dal canto suo, rimanda, sempre in termini generali, alla “capacità, possibilità oggettiva di agire, di fare qualcosa” (cfr. Dizionario della Lingua italiana Treccani). L’azione può essere utilizzata sia a favore che a sfavore degli altri e nella prevaricazione la scelta è, ovviamente, a sfavore.
Per la psicologia del profondo il comportamento prevaricatorio è espressione di un funzionamento narcisistico della personalità, che Otto Kernberg definisce, nei suoi aspetti più patologici, “narcisismo maligno” (Kernberg, Sindromi marginali e narcisismo patologico, Bollati Boringhieri, Torino 1975).
Esso rimanda a un modo di essere fondato su sentimenti invidiosi, avidi e rabbiosi proiettati sugli altri. Il narcisista evita in questo modo il confronto con l’immagine negativa che alberga al suo interno, tenendo in piedi à tout prix l'immagine grandiosa e trionfante che agisce all’esterno.
Questo funzionamento narcisistico è definito anche overt, intendendo con questo termine un narcisismo autocelebrativo. Nelle relazioni esterne gli overt tendono a colludere con altri overt e individuano le potenziali ‘vittime’ nei cosiddetti covert, in quelle persone sensibili e vulnerabili che facilmente prendere su di sé con le proiezioni negative.
Quali strumenti abbiamo per proteggerci da queste forme narcisistiche distruttive e violente?
1.La conoscenza e il riconoscimento delle dinamiche narcisistiche.
2.L'attenzione alle risposte somatiche ed emotive: i narcisisti ci fanno provare malessere e rabbia.
3.La distanza fisica ed emotiva, che ci rende ‘impermeabili’ alle proiezioni negative.
4.La capacità di augurare felicità: un modo paradossale che svincola totalmente dalla trappola narcisistica.
Mentre gli "avvelenatori dei pozzi" continueranno ad avvelenare la vita, noi godiamocela!
Processo d'individuazione, immaginazione, alchimia
Venerdì 19 marzo 2021 dalle 21:00 alle 23:00 in collegamento zoom
PRENOTAZIONI:
www.arpajung.it - mariolina.graziosi@unimi.it
Una riflessione su come questi riferimenti junghiani ci possano aiutare a realizzare un benessere psichico duraturo e profondo e ci orientino in un tempo difficile come quello della pandemia.
In questo video propongo una lettura paradossale della polemica, sorta durante in Festival di Sanremo, in merito alle dichiarazioni di Beatrice Venezi di volersi fare chiamare "direttore d'orchestra" invece di "direttrice d'orchestra".
Mi sono accostata al libro La versione di Carl. Biografia romanzata con un po’ di perplessità e con un leggero pregiudizio: una biografia romanzata? La prima associazione che mi è venuta in mente sono state le cosiddette “interviste impossibili” o “immaginarie” che, mi si permetta la franchezza, trovo alquanto imbarazzanti. Interviste che sono una sorta di immaginazione attiva[1] inconsapevole, almeno per come noi psicologi analisti intendiamo questa modalità di confronto con le immagini inconsce, un dialogo che è inventato, quindi fondamentalmente interno a chi scrive, e che per questo rischia di raccontare più la psiche dell’autore che il personaggio di cui si vorrebbe narrare la storia. Temevo che il libro di Pamparana potesse andare in questa direzione, una sorta di immaginazione attiva con “Jung”, quindi con un’immagine potente e rischiosa. Tra l’altro proprio Jung mette in guardia dal non utilizzare una figura reale in un’immaginazione attiva perché si costellerebbe una sorta di “psicomagia”[2] nei confronti dell’oggetto dell’immaginazione, con tutti i rischi, spesso misconosciuti, del caso[3].
Con questo atteggiamento cosciente mi accingo a leggere il libro La versione diCarl. Biografia romanzata. Non conosco Andrea Pamparana, probabilmente l’ho visto qualche volta in televisione, ma in realtà non so nulla di lui. L’intuizione inconscia mi dice di andare avanti. La curiosità prevale su ogni dubbio cosciente.
Ho il libro tra le mani e comincio a leggere La versione di Carl. Biografia romanzata La scrittura è fluida, accurata e ha un ottimo ritmo. Anche in questo caso mi chiedo: perché non dovrebbe essere così? Pamparana è un giornalista, scrivere è il suo mestiere. Probabilmente il pregiudizio dell’Io ancora si fa ancora sentire. Vado avanti e sono colpita positivamente anche dal contenuto: la storia di Jung è puntuale e accurata, si tratta di una vera e propria biografia, dove “romanzata” significa soltanto che è raccontata in forma di romanzo e in prima persona. Le parole che pronuncia Jung sono davvero le sue, scritte, con una scelta tipografica intelligente, in corpo minore rispetto al resto del testo e tratte in prevalenza da Ricordi, sogni, riflessionidi C.G. Jung.[4] Dunque La versione di Carl. Biografia romanzata è una vera biografia junghiana, scritta bene e con un apparato bibliografico di tutto rispetto. Alle spalle della scrittura si percepisce un ampio lavoro di studio e di ricerca. Pamparana conosce bene Jung.
A questo punto – ma la domanda si era già affacciata in me sin dal primo scambio di messaggi con l’autore - mi interrogo sul significato profondo di questa operazione. Quale può essere la motivazione che spinge a scrivere oggi la biografia di un pensatore come Jung? Pamparana lo spiega in termini generali e personali: in primo luogo, perché “Jung [è] lo psichiatra di cui non si può fare a meno”, avendo influenzato profondamente il secolo XX con concetti quali quelli di archetipo e di inconscio collettivo e con il suo nuovo modo di interpretare i sogni[5] ; nel secondo, perché Jung rappresenta ciò che ricollega Pamparana a sue antiche passioni universitarie, quando era studente di Medicina a Milano, nonché alla possibilità di ‘fare anima’ (nel senso hillmaniano del termine)[6]. Dunque la figura di Jung “per ritrovare dopo cinquant’anni le motivazioni profonde delle scelte più importanti della mia vita, tra cui quello di abbandonare la medicina e la neuropsichiatria per dedicarmi al giornalismo”[7].
Ancora non mi basta. Scopro, tra l’altro, che La versione di Carl. Biografia romanzata è stata scritta nel tempo della pandemia: “Un capitolo al giorno”, dice Pamparana. La psicologia analitica e la pandemia: un binomio su cui alcuni psicologi analisti si stanno molto interrogando, soprattutto dal punto di vista finalistico e nella cornice della metafora alchemica e delle sue “trasmutazioni”.[8] A questo proposito noto che in La versione di Carl. Biografia romanzata il tema dell’alchimia è trattato un po’ velocemente e, mi sembra, in modo più marginale rispetto ad altri argomenti. Eppure la metafora alchemica può rappresentare oggi il contenitore collettivo per rendere pensabile un processo di trasformazione che con la pandemia chiama in causa l’Anima mundi (la vitalità della natura) e le sue richieste nei nostri confronti. Rilevo anche una certa approssimazione nell’uso dei termini tedeschi. Qua e là appare qualche refuso. Peccato. Se ci saranno altre edizioni – che auguro di cuore a Pamparana e al giovane editore Scagnetti – sarà giocoforza emendare gli errori e, forse, ampliare la parte dedicata alla metafora alchemica in relazione al processo d’individuazione, anche nel tempo attuale.
Ma torniamo a quella che, in fin dei conti, mi sembra la chiave di volta, l’ubi consistam di Pamparana e del libro La versione di Carl. Biografia romanzata. La consapevolezza espressa da Jung che al nostro interno agiscono due personalità: la n. 1 e la n. 2, “l’uomo storico” e “l’uomo eterno”: “[…] in me coesistevano due persone. Una era lo scolaro che non riusciva in algebra ed era ben lontano dal sentirsi sicuro di se stesso; l’altra era importante, aveva autorità, era un uomo da prendere sul serio […]”.[9] La vita di ognuno di noi si muove tra queste due polarità che si intrecciano, si allontanano, riemergono e chiedono conto a livello dell’Io e a quello del Sé: “Il gioco delle parti fra la personalità numero 1 e la numero 2, che si è protratto per tutta la mia vita, non ha nulla a che vedere con una ‘frattura’ o una dissociazione, nell’abituale accezione medica. Al contrario, si verifica in ogni individuo. Nella mia vita il numero 2 ha avuto una parte di primo piano, e ho sempre cercato di fare posto a tutto ciò che mi fosse imposto dall’intimo. Esso è una figura tipica, che però solo pochissimi percepiscono: in molti l’intelletto cosciente non ha la capacità di intendere che è anche ciò che essi sono.”[10]. Quando la ‘corsa’ della parte storica si esaurisce, tace o si apre per un vissuto traumatico individuale o collettivo, come sta avvenendo, ad esempio, nel tempo della pandemia, la n. 2 diventa più visibile. Jung ne ebbe consapevolezza da subito e creò con essa un rapporto vivo per tutta la vita, fino all’ultimo giorno quando “la corsa era terminata, ora iniziava il [suo] viaggio nell’eternità”.[11] In realtà, proprio grazie a Jung, al metodo dell’immaginazione attiva e alla metafora alchemica, oggi noi possiamo fare questo viaggio nell’eternità, ovvero confrontarci con il Sé, più e più volte nella vita senza avere bisogno di ‘morire’ in senso letterale[12].
La versione di Carl. Biografia romanzata è dunque un libro da leggere, da regalare, da studiare; un libro che, tra l’altro, non mancherò di segnalare agli allievi in formazione dell’Associazione Italiana di Psicologia Analitica (AIPA). Non posso quindi che ringraziare Andrea Pamparana – uno scrittore naturaliter junghiano? – per il suo bel testo, un romanzo piacevolissimo e profondo, che attraverso la biografia di Jung ci interroga sul significato vivo e vitale del processo d’individuazione: un percorso sapienziale di realizzazione di sé e del Sé a cui oggi ognuno è chiamato a rispondere, assumendo piena responsabilità nei confronti dell’esistenza e del mondo.
[1] L’immaginazione attiva è un metodo di confronto tra l’Io e le immagini inconsce ideato e formalizzato da C.G. Jung a seguito della sua “malattia creativa”.
[2] Il termine “psicomagia” non è di Jung ma di Alejandro Jodorowsky (cfr. A. Jodorowsky, Psicomagia. Una terapia panica, Feltrinelli, Milano 2004).
[3] Cfr. M. Tibaldi, Pratica dell’immaginazione attiva. Dialogare con l’inconscio e vivere meglio, La Lepre, Roma 2011.
[4] C.G. Jung. Ricordi, sogni, riflessioni di C.G Jung (a c. di A. Jaffé), Rizzoli, Milano 1961.
[6] Cfr. J. Hillman, Re-visione della psicologia, Adelphi, Milano 1992.
[7] A. Pamparana, “Premessa”, in La versione di Jung. Biografia romanzata, Tab editrice, Roma 2020, p. 9.
[8] Cfr. M. Tibaldi, “L’opera al rosso. Il ‘compimento’. Stati di rubedo nell’esperienza analitica”, in S. Massa Ope-A. Rossi-M. Tibaldi (a c. di), Jung e la metafora viva dell’alchimia. Immagini della trasformazione psichica, Moretti & Vitali, Bergano 2020, pp. 170-214. M. Tibaldi, “Abitare il mondo oggi. Sogni prospettici e metafore alchemiche al tempo del Coronavirus”, in Storia e problemi contemporanei (diretto da P. Gabrielli e R. Giulianelli), Issue 80/2019, pp. 228-231. Si vedano anche i video “Jung e la metafora viva dell’alchimia”; “Effetti collaterali (della pandemia). Finalismo e metafora alchemica”.
[9] C.G. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni di C.G. Jung, cit., p. 61.
[11] A. Pamparana, La versione di Carl. Biografia romanzata, cit., p. 302.
[12] Cfr. M. Tibaldi, “La morte ‘amica’ e la rinascita”, in S. Massa Ope-A. Rossi-M. Tibaldi (a c. di), Jung e la metafora viva dell’alchimia. Immagini della trasformazione psichica, cit., pp. 256-258.