venerdì 7 maggio 2021

Marta Tibaldi, "Flourishing. Primavera psicologica"



Marta Tibaldi
"Flourishing" 
Primavera psicologica

"Languire" (languishing) e "fiorire" (flourishing) sono due aspetti psicofisici complementari, che caratterizzano lo stato di malessere e/o di benessere dell'esperienza umana pandemica e post-pandemica.

Lo Human Flourishing Program, messo a punto nel 2016 dall'Università di Harvard, prevede, tra le sue misure di benessere, anche un test di dodici items, che riguarda sei ambiti psicofisici, relazionali ed esistenziali. Si tratta di un test auto-somministrato, che aiuta a prendere coscienza delle nostre aree di maggiore o minore benessere e a prenderci cura degli aspetti più insoddisfacenti.


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lunedì 3 maggio 2021

Marta Tibaldi, Languire. Fuori forma e sottotono

Marta Tibaldi

 Languire. 

Fuori forma e sottotono

       https://youtu.be/JJHnVsS2saA 
    Depressi? No, fuori forma e sottotono. 

    Il "languishing" (languire, illanguidimento) descrive il malessere e la perdita di energia che sono legati all'esperienza psicologica della pandemia.

    Una videoriflessione su ciò che sta accadendo a quindici mesi dal lockdown del 9 marzo 2020 e con un orizzonte post-Covid ancora molto incerto.

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martedì 20 aprile 2021

Marta Tibaldi, Verso dove. Un'idea di futuro



 giovedì 22 aprile, ore 21

 
Vi aspettiamo in diretta sul canale YouTube di Psychiatry on line
in differita sul canale YouTube di Moretti&Vitali
 

per il nuovo incontro della serie

INCERTEZZA e COMPLESSITA'


VERSO DOVE? UN'IDEA DI FUTURO
 

La pandemia è un "dramma disorientante" che produce un "apprendimento trasformativo" (Mezirow) nel momento in cui mette in discussione i precedenti schemi di riferimento e si apre a nuove prospettive di significato. Una riflessione sul valore della funzione sentimento quale snodo creativo tra mente cosciente e processi neurofisiologici. 


Marta Tibaldi (psicoanalista e scrittrice) dialoga con Carla Stroppa (psicoanalista e scrittrice)

Marta Tibaldi psicologa analista junghiana, didatta dell'AIPA (Associazione Italiana di Psicologia Analitica) e  dello IAAP (International Association of Analytical Psychology), già Liaison Person dell'Hong Kong Institute of Analytical Psychology (HKIAP) e Applied analyst in Cina e a Taiwan, ha insegnato Psicologia interculturale presso l'Università degli studi di Siena. Autrice e curatrice di numerosi saggi, l'ultimo (2020) per Moretti&Vitali è Jung e la metafora viva dell'alchimia. Immagini della trasformazione psichica, curato assieme a S. Massa Ope e A. Rossi.

 

Carla Stroppa psicoanalista junghiana, scrittrice, psicologa analista didatta dell'ARPA e membro dello IAAP (International Association of Analytical Psychology). Già docente alla scuola di specializzazione in Psicologia della Salute dell'Università degli studi di Torino. Autrice di numerosi saggi e narrazioni che si muovono in una prospettiva psicoanalitica e letteraria. Il suo ultimo libro è Gli spostati. Vivere senza amore (Moretti&Vitali, 2020).


INCERTEZZA e COMPLESSITA'

Ogni giovedì alle ore 21 
Una serie di Webinar in diretta sul canale YouTube di Psychiatry on line 
e in differita sul canale YouTube di Moretti&Vitali

Per seguire in diretta basta collegarsi alle 21sul canale YouTube di Psychiatry on line 


Calendario dei prossimi incontri

 

giovedì 29 aprileore 21

Lo sguardo crepuscolare, l'incertezza della coscienza e la realtà del mito
 Andrea Calvi  (psicologo analitico e saggista) dialoga con Fernando Mastropasqua (docente di teatro e studioso di tradizioni popolari)

Col supporto di :

Amata (Amici del museo d’arte di Tel Aviv)
Anterem edizioni; 
Arpa (Associazione Ricerca Psicologia Analitica); 
Associazione culturale Imaginalis;
Associazione Temenos junghiano;
Associazione Cura e cultura;
Caffè filosofico presso Circolo dei Lettori di Torino;
Centro Medico Psicologico Torinese
CIDU Comitato interministeriale per i diritti umani del Ministero degli Affari Esteri;
Fondazione Arbor;
Fondazione Germoglio-Emilia Bosis
Jung Italia
La casa delle donne di Milano;
Salotto Letterario Caracci, Milano
Sfera (Società Filosofica Europea e Alti studi);

Gli incontri fatti

per vedere gli incontri già fatti cliccate sul seguente indirizzo
YouTube di Moretti&Vitali
 

giovedì 18 febbraio Prospettive e linguaggi su incertezza e complessità
con Carla Stroppa Filomena Rosiello 


giovedì 25 febbraio Che cosa possono filosofia e psicoanalisi
con Davide D'Alessandro Renzo Zambello


giovedì 4 marzo Per una vitale incertezza
con Lucio Saviani Pasquale Panella

giovedì 11 marzo Poesia, feconda incertezza
con Giancarlo Sissa Gabrio Vitali

giovedì 18 marzo Giù nell'incerto. Incertezza come condizione mortale
con Susanna Mati Franco Rella

 
giovedì 25 marzo Sull'imprevisto
con Andrea Vianello Marco Carniello
 

giovedì 1 aprile Il bianco e il nero: oltre il pensiero dicotomico
con Annarosa Buttarelli Sandra Morano

giovedì 15 aprile Le selve oscure di Dante
con Bianca Garavelli Filippo La Porta
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venerdì 9 aprile 2021

Marta Tibaldi in conversazione con Andrea Pamparana, Il Covid e la malattia: come trasformarla in modo creativo


Marta Tibaldi

Il Covid e la malattia: 

come trasformarla in maniera creativa.

Una conversazione con Andrea Pamparana


    Un anno di pandemia ha avuto effetti profondi su ognuno di noi e sulla collettività. Ci stiamo trovati a vivere una situazione di “sospensione della vita” che per certi versi ricorda ciò che provano i malati oncologici quando viene diagnosticata loro la malattia: una repentina frattura tra il ‘prima’ e il ‘dopo’ e l’ingresso forzato in un limbo, che, volenti o nolenti, mette in moto un processo di trasformazione progressivo o regressivo.
 

    La metafora alchemica junghiana descrive un percorso di trasformazione che si compie dapprima confrontandosi con esperienze di confusione, di angoscia e di caos; segue quindi la presa di coscienza della complessità e degli aspetti contrastanti che caratterizzano la realtà psichica e il mondo, realizzando infine quel nucleo di stabilità interna che orienta ognuno di noi anche nelle situazioni più inattese e difficili dell’esistenza, come è stata ed è ancora la pandemia da Covid-19.

lunedì 5 aprile 2021

Marta Tibaldi, Processo d'individuazione, immaginazione, alchimia

 Marta Tibaldi

Processo d'individuazione, immaginazione, alchimia

Il  19 marzo 2021 nell'ambito del Ciclo di seminari 

gennaio-giugno 2021 

"Anima, Logos, Immagine: 

Ricerca e cura tra Jung e la contemporaneità" 

ho tenuto la videoconferenza 

Processo d'individuazione, Immaginazione, Alchimia

***

Una riflessione su come il processo d'individuazione e l'immaginazione alchemica possano aiutare a pensare e a vivere in modo trasformativo l'esperienza della pandemia, creando un nucleo di stabilità psichica duraturo e profondo.

https://us02web.zoom.us/rec/share/tYp42JvsM7k88pmkY6EQjrRa4wUCsYj2WPgHHHL0dnxLCeaFb5ou5NlkJ_wMYqE.i8perzEHBip8mVv7

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mercoledì 31 marzo 2021

Marta Tibaldi, "La morte 'amica' e la rinascita"

Marta Tibaldi

“La morte 'amica' e la rinascita”[1]


    Non tutte le esperienze di morte sono uguali. Bene lo sottolinea la metafora alchemica, che descrive “le due facce della morte: quella che guarda indietro, verso ciò che sperimentiamo come irrimediabilmente perso e che rimanda all’esperienza del lutto [nigredo], e quella che guarda avanti e prepara la rinascita [rubedo].” Il tempo di Pasqua celebra questo secondo aspetto, enfatizzando l’esperienza della rinascita (resurrezione): 

 

    Sulla falsariga di queste considerazioni, riporto parte di ciò che ho scritto nelle Conclusioni del libro Jung a la metafora viva dell’alchimia. Immagini della trasformazione psichica (a c. di A. Rossi, S. Massa Ope, M. Tibaldi), Moretti & Vitali 2020:


 “[...] Mentre mi accingo a scrivere queste righe, un amico sta riflettendo […] su ciò che finisce e ciò che dura. Entrambi ci stiamo interrogando su ciò che è “transeunte ed eterno”, come scrive Jung, e sui diversi modi in cui la coscienza è chiamata a questo confronto: la morte che guarda indietro, che porta vissuti dolorosi di perdita e di separazione e chiede di “lasciare andare” ciò che non ha più ragione di essere, e la morte “amica”, che guarda avanti e prepara eterni orizzonti di rinascita e si esprime attraverso le parole, l’arte e la musica. Pochi giorni dopo, l’amico mi racconta questo sogno:

    Ho 90 annni, mi preparo a morire. L’ho aspettata tutta la vita ed ecco, finalmente, la ‘famosa morte’. Mio padre mi sostiene. Parlo nel sogno […] [di] un tempo eterno, incorruttibile, dell’infanzia, sottratto al divenire. E’ come sbocciata una mia bellezza fino ad allora solo latente. Per la prima volta accetto il mio corpo, la mia immagine fisica, senza riserve! La approvo incondizionatamente. Anche se, ahimé, solo un istante prima di morire.”

 

    Il sognatore non ha 90 anni, l’azione del sogno non si colloca dunque nel presente, ma in un futuro lontano, che deve ancora accadere. Quando racconta il sogno, l’amico non coglie questo sfasamento temporale: il suo Io è identificato con l’idea di trovarsi “solo un istante prima di morire” e per questo è triste e angosciato. Scambiamo alcune considerazioni e, a differenza del sognatore, ciò che della sua narrazione mi colpisce non è l’esperienza della fine e della perdita, quanto la vitalità del Sé e lo stupore di vivere sub specie aeternitatis: la morte diventa ‘amica’ e ci colloca nell’eterno assoluto del momento presente. […] [E’] l’incontro con un’esperienza di morte non soltanto luttuosa – che porta vissuti di dolore e perdite irreparabili – bensì una morte che è promessa di rinascita, la morte ‘amica’ che fa dire con meraviglia. “tu sei qui […] esiste la vita […] tu sei vivo.” La morte ‘amica’ è colei che prepara alchemicamente l’esperienza della rubedo, del ‘compimento’ e della rinascita; colei che apre alla speranza, anche quando l’orizzonte individuale e collettivo è difficile e oscuro […] La morte ‘amica’ parla con la voce del Sé e invita ognuno di noi a testimoniare attivamente “il potente spettacolo” della vita.” (Jung e la metafora viva dell’alchimia, cit., pp. 256-258)

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[1] Jung a la metafora viva dell’alchimia. Immagini della trasformazione psichica (a c. di A. Rossi, S. Massa Ope, M. Tibaldi), Moretti & Vitali 2020, pp. 256-258.

sabato 27 marzo 2021

Marta Tibaldi, Prevaricazione e narcisismo. Proteggersi dalla violenza relazionale


Marta Tibaldi

Prevaricazione e narcisismo. 

Proteggersi dalla violenza relazionale



    Il dizionario della lingua italiana spiega che, in termini generali, la prevaricazione rappresenta un “abuso del potere finalizzato a un illecito guadagno o vantaggio” e quindi, per estensione, un “atto clamorosamente ingiusto”. Il termine “potere”, dal canto suo, rimanda, sempre in termini generali, alla “capacità, possibilità oggettiva di agire, di fare qualcosa” (cfr. Dizionario della Lingua italiana Treccani). L’azione può essere utilizzata sia a favore che a sfavore degli altri e nella prevaricazione la scelta è, ovviamente, a sfavore. 

 

    Per la psicologia del profondo il comportamento prevaricatorio è espressione di un funzionamento narcisistico della personalità, che Otto Kernberg definisce, nei suoi aspetti più patologici, “narcisismo maligno” (Kernberg, Sindromi marginali e narcisismo patologico, Bollati Boringhieri, Torino 1975). 


Esso rimanda a un modo di essere fondato su sentimenti invidiosi, avidi e rabbiosi proiettati sugli altri. Il narcisista evita in questo modo il confronto con l’immagine negativa che alberga al suo interno, tenendo in piedi à tout prix l'immagine grandiosa e trionfante che agisce all’esterno. 
Questo funzionamento narcisistico è definito anche overt, intendendo con questo termine un narcisismo autocelebrativo. Nelle relazioni esterne gli overt tendono a colludere con altri overt e individuano le potenziali ‘vittime’ nei cosiddetti covert, in quelle persone sensibili e vulnerabili che facilmente prendere su di sé con le proiezioni negative.
 
Quali strumenti abbiamo per proteggerci da queste forme narcisistiche distruttive e violente? 
1.   La conoscenza e il riconoscimento delle dinamiche narcisistiche.
2. L'attenzione alle risposte somatiche ed emotive: i narcisisti ci fanno provare malessere e rabbia.
3. La distanza fisica ed emotiva, che ci rende ‘impermeabili’ alle proiezioni negative.
4.  La capacità di augurare felicità: un modo paradossale che svincola totalmente dalla trappola narcisistica. 

         Mentre gli "avvelenatori dei pozzi" continueranno ad avvelenare la vita, noi godiamocela!


Copyright  2021

mercoledì 17 marzo 2021

Marta Tibaldi, Due seminari zoom su processo d'individuazione, metafora alchemica e pandemia.

Segnaliamo due seminari via Zoom

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lunedì 15 marzo 2021

Marta Tibaldi, Processo d'individuazione, immaginazione, alchimia

 Marta Tibaldi

Processo d'individuazione, immaginazione, alchimia

Venerdì 19 marzo 2021 dalle 21:00 alle 23:00 in collegamento zoom 

PRENOTAZIONI:

www.arpajung.it - mariolina.graziosi@unimi.it

Una riflessione su come questi riferimenti junghiani ci possano aiutare a realizzare un benessere psichico duraturo e profondo  e ci orientino in un tempo difficile come quello della pandemia.

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lunedì 8 marzo 2021

Marta Tibaldi, "Direttore o direttrice d'orchestra? Una riflessione paradossale"

 Marta Tibaldi

"Direttore o direttrice d'orchestra? 

Una riflessione paradossale


In questo video propongo una lettura paradossale della polemica, sorta durante in Festival di Sanremo, in merito alle dichiarazioni di Beatrice Venezi  di volersi fare chiamare "direttore d'orchestra" invece di "direttrice d'orchestra".



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mercoledì 24 febbraio 2021

"Scrittura attiva profonda" - Uno strumento propedeutico al metodo dell'immaginazione attiva


 Marta Tibaldi

"Scrittura attiva profonda"  

Uno strumento propedeutico al metodo dell'immaginazione attiva

Di seguito il link al seminario teorico-pratico tenuto online il 21 febbraio 2021 nell'ambito del programma dell' Associazione Ricerca Psicologia Analitica (ARPA) - Sede di Torino

domenica 24 gennaio 2021


Marta Tibaldi

Active imagination, extraversion, cross-culture:

Guan Yin and Chinese divination

Just published 
in Psychoanalysis and Psychotherapy in China 3(2) 278–288 (2020) my paper on Active imagination, extraversion, cross-culture: Guan Yin and Chinese divination.  A reflection on the dialogue that Chinese people have with the Goddess Guan Yin as an extroverted form of active imagination (with a discussion by Warren W. Sibilla, Jr.)

ABSTRACT

In the Far East, Guan Yin, the Goddess of Mercy, is the one who “listens to the cries of the world”. Depicted by gigantic white statues, she is the feminine personification of the Bodhisattva Avalokiteshvara and represents an archetypal figure dear to Chinese women and men. In Hong Kong and in Taipei, Taiwan, she is consulted by throwing two moon blocks or ritual sticks according to the rules of Chinese divination. The goddess is a real presence who acts in a real way: when questioned, she answers, defying a synchronistic and extraverted field of knowledge and meaning. The author highlights the importance of approaching in a cross-cultural,

sensitive way, such a slippery cultural phenomenon as the use of divination in that part of China, investigating a possible parallelism between this form of dialogue with

the goddess Guan Yin and the Jungian method of active imagination. Developing a cross-cultural sensibility towards Chinese divinatory practices as Chinese clients

do in their country, without either prejudicially declaring them superstition or considering them as a form of magic, can have transformative effects both on Eastern

and Western imagery. In the case of Chinese people, this sensibility develops the ability to examine, psychologically, a phenomenon whose deeper meaning often remains unconscious. In the case of Westerners, this sensibility creates an experience of active imagination in extraverted form. In both cases, when approached from a Jungian perspective, the Chinese divinatory practice leads to experiencing the transformative reality of the extraverted and synchronistic imaginal action.


Keywords: active imagination, extraversion, cross-culture, Guan Yin, divination, China.


DISCUSSION

A discussion of Marta Tibaldi’s “Active imagination, extraversion, cross-culture: Guan Yin and Chinese divination”

Warren W. Sibilla, Jr.


The Bodhisattva is understood as one who has reached full enlightenment but

remains in this world to specifically address the suffering of each individual.

Thus, the Bodhisattva serves as a bridge between the Buddha and

the heavenly realms and the earth and sentient beings. Avalokiteshvara

Bodhisattva is a bodhisattva most prominently celebrated in the Lotus Sutra

and is known to be both male and female. Guan Yin is the Japanese and

Chinese form of Avalokiteshvara, and as displayed at the Tsz Shan Monastery,

she most prominently exemplifies compassion as can be seen in the Buddha

in her Top Knot, the Mani Pearl of Enlightenment in her right hand, and the

vase by which cleanses the world in her left hand. Her Keyura Necklace showcases

her transcendence of all-worldly entanglements. Finally, her slight lean

forward and soft, warm gaze underscore her all-encompassing compassion.

C. G. Jung had an interest in the religions and philosophies of the East

for his entire professional career. For instance, from his study of the Secret of

the Golden Flower and the Yi Jing, to his study of the text, Chan and Zen

Teaching which was on his nightstand at the time of his death, Jung enjoyed

a lifelong connection. In particular, Jung was interested in the East’s understanding

of the wisdom teachings that drew attention to the non-causal

and non-linear aspects of time manifested in the psyche. Jung used these

teachings to help develop key aspects of analytic psychology to include

synchronicity, the self, the use of divination, the transcendent function, and

active imagination.

It is important to note that Avalokiteshvara Bodhisattva is often portrayed

as having a thousand arms—each arm also having an eye. In this manner,

Avalokiteshvara is understood to be omnipresent and omniscient evidencing

an all-knowing being, and thus modelling a full and complete mastery of what

the West has come to call the unconscious. The author has sought to elucidate

Jung’s lifelong study and integration of the wisdom teachings of the

East (e.g. divination) with respect to Avalokiteshvara, in order to include this

all-knowing nature that is thought to be accessed when using divinatory

practices. This article is an important contribution to the ongoing dialogue

that seeks to study the relationship between Western psychology and the

wisdom of teachings of the East.

Psychoanalysis and Psychotherapy in China 3(2) 289 (2020)

Contact: Warren W. Sibilla, email: drsibilla@psychhc.com