sabato 31 luglio 2021

 Marta Tibaldi
Camminata veloce e processo d'individuazione. 
Una proposta psicofisica integrata


    Il movimento all'aria aperta, in particolare la "camminata veloce" - che a Roma è possibile praticare sia nel Municipio 1 (Muovi Municipio Roma 1 centro) che in alcuni altri municipi - oltre a produrre numerosi benefici fisici, è un'attività che, debitamente elaborata in termini psicologici, può essere integrata nel processo di individuazione junghiano, ovvero in quel percorso di realizzazione della personalità totale, che è l'obiettivo della pratica psicologico-analitica del profondo. Si tratta di un'ipotesi metodologica che ho iniziato a proporre ad alcuni pazienti in analisi con interessanti ricadute psicofisiche.
Le  "camminate veloci", chiamate anche "metropolitana urbana pedonale", sono una forma di esercizio fisico a km 0, che ha l'obiettivo di fare vivere attivamente e in salute gli abitanti di uno o più quartieri della città, camminando insieme alla velocità di circa 6 chilometri/ora su percorsi definiti della durata di un'ora. I benefici delle "camminate veloci" sul corpo sono noti: migliorano il metabolismo, rinforzano l'apparato cardio-circolatorio, diminuiscono il colesterolo 'cattivo',  stabilizzano la pressione arteriosa, abbassano la glicemia, riducono l'ormone dello stress (cortisolo) etc.  Oltre agli effetti fisici, le camminate veloci hanno un impatto positivo anche sulla psiche, soprattutto se l'esperienza è elaborata in modo consapevole: le camminate veloci possono diventare così una risorsa psicofisica, che agisce da acceleratore positivo nella realizzazione della personalità totale (processo d'individuazione).

    Ma vediamo di che cosa si tratta. In primo luogo è fondamentale fare esperienza diretta delle camminate veloci, quindi il primo passo (in senso letterale!) è iniziare a camminare; al termine di ogni camminata si osservano i cambiamenti  indotti dall'attività svolta e se ne prende coscienza; in un terzo momento il paziente rievoca, questa volta in seduta, la traccia mnesica della camminata, elaborandola immaginalmente e interiorizzandola; quindi si mettono a confronto i nuovi vissuti con tracce psicofisiche precedenti, soprattutto disturbanti, facendoli interagire e modificare reciprocamente; infine si trasformano queste nuove consapevolezze in risorse psichiche a disposizione del paziente, in qualunque momento ne voglia fare ricorso.
Attraverso questo procedimento di integrazione psico-fisica immaginale - ovviamente  il procedimento è più articolato e complesso di quanto descritto -  l'attività fisica e l'esperienza  del mondo esterno (anche quella sociale, che nelle camminate veloci è di tipo cooperativo) interagiscono con la realtà psichica interna, creando nuove attribuzioni di significato che hanno effetti trasformativi sulla personalità totale e sul rapporto con il mondo esterno: una risorsa preziosa in un momento in cui il circolo virtuoso tra azione e riflessione, mondo interno e mondo esterno, nonché tra le forme sociali, è messo a dura prova dagli effetti regressivi della pandemia, tra depressione e maniacalità paranoide.


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2 commenti:

Unknown ha detto...

Molto interessante. Personalmente ho sentito il beneficio psichico dopo varie camminate, in termini di senso di contentezza e di soddisfazione come pure di piacere di condivisione con altre persone. La socialità è molto farcita e anche questo contribui6al senso di benessere. Il procedimento descritto dalla dottoressa è un lavoro più approfondito e mi chiedo se si può svolgere da soli o se avviene solo in terapia.

Marta Tibaldi ha detto...

Il lavoro descritto avviene in ambito analitico e coinvolge le dinamiche psicofisiche in modo complesso-