domenica 15 novembre 2015

Edizione integrale delle opere di Jung in versione digitale - Intervista a Marta Tibaldi e Luigi Zoja su il Fatto Quotidiano



Elisabetta Ambrosi intervista Marta Tibaldi e Luigi Zoja in occasione della pubblicazione dell'edizione integrale delle opere di Jung in versione digitale


Ventuno volumi (9.525 pagine) in un unico e-book: è l’edizione integrale delle opere di Jung, pubblicata da Bollati Boringhieri in versione digitale. L’occasione per scoprire un pensatore ancora attuale, cui si devono termini ormai entrati nell’uso come "complesso" e "archetipo"
il Fatto Quotidiano, venerdì 13 novembre 2015

Ventuno volumi, 9.525 pagine totali con 10.028 note e link racchiusi in un unico ebook: dopo la pubblicazione del Libro Rosso (20.000 copie vendute, un successo visto il prezzo elevato) Bollati Boringhieri decide di pubblicare l’edizione integrale delle opere di Jung in versione digitale, facendola seguire a quella di Freud (5.200 copie, il 10% del venduto in cartaceo, un numero piccolo ma una buona percentuale per un e-book, con circa 75.000 euro di fatturato).
Ma quanto è attuale oggi il pensiero del pensatore svizzero e come leggere con “occhiali” junghiani alcuni fenomeni del nostro tempo? “Leggere o rileggere Jung può significare ridare a questo autore il giusto ruolo che merita nella storia del pensiero, nella pratica clinica e nella ricerca e nella costruzione del significato della propria esistenza”, spiega Marta Tibaldi, analista junghiana e autrice diPratica dell’immaginazione attiva (La lepre) e Oltre il cancro. Trasformare creativamente la malattia che temiamo di più(Moretti&Vitali). “Tra l’altro molti concetti che sono diventati di uso corrente sono junghiani senza che ne venga riconosciuta la paternità (ad es. complesso, archetipo, ombra)”.
Ma come siamo cambiati rispetto a cinquant’anni fa? Quali sono le patologie del nostro tempo? “Mentre un tempo l’analisi curava l’isteria – ci dice invece Luigi Zoja, già presidente dello IAAP, l’associazione che raggruppa gli analisti junghiani nel mondo, autore di numerosi volumi (l’ultimo è Psiche, edito da Boringhieri) – oggi sono molto diffuse nel genere femminile le patologie alimentari, mentre per il genere maschile dominano le nuove patologie del ritiro: i giovani che non studiano né lavorano per paura della competizione”. “Cinquant’anni fa – interviene Tibaldi – c’erano molti pazienti cosiddetti nevrotici ovvero pazienti con un io che tendeva a contrapporsi alle spinte della psiche inconscia, irrigidendosi. Oggi abbiamo una situazione per certi versi opposta: l’io tende ad essere preda di dinamismi inconsci e non riesce a definire i confini. In entrambi i casi una situazione di squilibrio psichico complessivo che fa vivere male anche se in modi e con effetti molto diversi”. Quali sono invece le utopie contemporanee? “Mi chiedo – risponde Zoja, autore, tra l’altro, di Utopie Minimaliste (Chiarelettere) – come mai una o due generazioni fa ci fosse molto impegno politico e dedizione assoluta e oggi quelle stesse persone non si impegnano allo stesso modo quando in realtà le differenze socioeconomiche aumentano all’interno degli stessi paesi e tra paesi e paesi”.
E i rapporti tra uomo e donna, lungamente (analizzati da entrambi gli specialisti)? “Ho cercato di spiegare, come la critica necessaria al patriarcato e ai suoi eccessi non si sia però accompagnata ad una maggiore presenza femminile ma a un disfacimento del modello paterno buono, facendo strada al maschio competitivo” spiega Zoja. “I rapporti tra generi – interviene Tibaldi – sono in movimento, e sta a noi far sì che siano in movimento positivo”.
Come giudicherebbe Jung l’enorme corruzione diffusa nel nostro paese? “Qui Jung potrebbe dire molto – dice Tibaldi – Prendere seriamente in considerazione la realtà del male significa confrontarci con la distruttività che abita gli uomini assumendosi la responsabilità della scelta etica. Vedi Giobbe di Jung”.
E del nuovo fondamentalismo che avanza? “Ho scritto sul massacro di Parigi – spiega Zoja – sostenendo la necessità di un po’ più di autocritica: non è prudente offendere qualcosa che per altri è sacro. Dopo l’11 settembre, invece, ho cominciato a lavorare sul tema paranoia non solo dei fondamentalisti ma anche nell’Amministrazione Bush. Ma la paranoia esiste anche da noi sotto le vesti del populismo, anche mediatico”. “Il terrorismo islamico – conclude Tibaldi – ci fa vedere di quale orrore siamo capaci e quale sofferenza possiamo infliggere agli altri, ricordandoci anche dell’orrore e della sofferenza di cui anche noi siamo stati artefici all’interno della nostra cultura (Giordano Bruno o le streghe non venivano forse bruciati vivi come ha fatto l’Is?) e in altre culture. Anche in questo caso le risposte psichiche possono essere varie – dalla negazione al rifiuto alla regressione – oppure trasformative nella direzione di un pensiero critico complesso e nell’assunzione di una posizione eticamente responsabile in prima persona”.
Parlare di analisi infine, significa anche parlare delle colpe e dei limiti dell’analisi stessa. “Se un tempo, nel ‘68 c’era un po’ di esagerazione onnipotente nell’illudersi di poter trasformare la natura umana e la società attraverso l’ausilio anche della psicoanalisi – dice Zoja – oggi siamo di fronte all’eccesso opposto, la psicoanalisi si occupa esclusivamente del privato”. “È vero – conferma Tibaldi – è una psicoanalisi che guarda il proprio ombelico e non alza la testa guardando e praticando il mondo, perciò rischia di diventare individualista. Esiste però un mondo molto ampio e diverso dal nostro, la Cina ad esempio, che vive una realtà sociale completamente diversa e in cui la psicologia del profondo sta diventando un grande leva di cambiamento sociale in positivo”.
Elisabetta Ambrosi
(foto: liquida.it)
Per leggere l'intervista su Il Fatto quotidiano:
http://www.zeroviolenza.it/rassegna/pdfs/13Nov2015/13Nov2015f9cf3d461302266ac669b2d879d43ed1.pdf


domenica 25 ottobre 2015

Colorare fa bene. Colorare mandala ancora di più (ma senza essere ingenui)

(foto: dottorgadget.it)

Marta Tibaldi
Colorare fa bene. Colorare mandala ancora di più 
(ma senza essere ingenui)

La moda attuale di colorare è una pratica salutare che può attivare contenuti emotivi anche disturbanti. Come tutte le attività che coinvolgono dimensioni inconsce della psiche anche colorare richiede prudenza e consapevolezza psichica.

E' recente la notizia che colorare fa bene alla salute. Lo  psicologo Ben Michaelis (fonte: Bustle) sostiene che l'azione del colorare abbia tra i suoi effetti positivi anche quello di rilassare l'amigdala, la parte del cervello che processa le emozioni, soprattutto la paura. L'azione del colorare produrrebbe una condizione psicofisica simile a quella della meditazione: la mente si svuota dai pensieri e dalle preoccupazioni e, concentrandosi sull'immagine da colorare, dà libero corso allo spontaneo fluire dei processi psichici.

Jung fu ben consapevole che disegnare e colorare i propri disegni avesse un effetto calmante sulla psiche e aprisse la mente alle dinamiche del processo di individuazione e al confronto con l'inconscio. Negli anni di quella che Henri F. Ellenberger definisce la sua "malattia creativa", lo zurighese fece fronte al turbolento e pericoloso costellarsi di emozioni intense grazie anche al disegnare e al colorare.

(foto: veneziadavivere.com)

Il Libro Rosso raccoglie i sogni, le fantasie, le visioni e le immaginazioni attive degli anni della grande crisi e dei profondi cambiamenti compresi tra il 1913 e il 1930 ed è  anche un'affascinante galleria dei disegni di Jung, soprattutto in forma di mandala.

Il mandala in sanscrito significa "cerchio magico" e simbolicamente è un analogo del temenos greco, lo spazio riservato al culto del dio. Per Jung il mandala è la rappresentazione visibile delle dinamiche inconsce profonde, personali ma soprattutto archetipiche: disegnare e colorare mandala è un modo per entrare intenzionalmente in relazione con il Sé, con la parte più profonda della psiche, partecipando attivamente al processo di individuazione.

L'attuale moda di colorare libri di disegni è senza dubbio una pratica salutare che può produrre un effetto di rilassamento e di benessere sulla coscienza. Non bisogna però dimenticare che a ogni rilassamento cosciente corrisponde un'attivazione inconscia le cui manifestazioni non possiamo prevedere a priori.

Ben vengano dunque i libri per colorare, consapevoli però dell'attivarsi della totalità psichica, dell' "evocazione del dio": "Un elemento caratteristico di ogni viaggio attraverso l'inconscio è il verificarsi di ciò che Jung ha chiamato enantiodromia. Questa parola, che risale a Eraclito, significa il "ritorno dell'opposto". Certi processi mentali si trasformano a un certo punto nei loro opposti, come ad opera di una sorta di autoregolazione. [...] Questo misterioso fenomeno di spontaneo capovolgimento della regressione è stato sperimentato da tutti coloro che sono passati con successo attraverso   una malattia creativa, ed è diventato un aspetto caratteristico della terapia sintetico-ermeneutica junghiana." (H.F. Ellenberger, La scoperta dell'inconscio. Storia della psichiatria dinamica, Boringhieri, Torino 1970, p. 826).

Coloriamo dunque e coloriamo mandala con rilassamento e benessere, ma non facciamolo ingenuamente: "Conosciamo soltanto la superficie delle cose, sappiamo soltanto come esse ci appaiono, e dobbiamo perciò farci molto modesti. [...]Soltanto] chi percepisce contemporaneamente la propria ombra e la propria luce, vede se stesso dai due lati e, in tal modo, raggiunge il centro." (C.G. Jung, Bene e male nella psicologia analitica, O 11, p. 471 e p. 475).


(foto: simbolivivi.com)

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mercoledì 21 ottobre 2015

Marta Tibaldi, "Piccoli loti d'oro. A proposito dell'uso di fasciare i piedi in Cina"



(foto: maat84.blogspot.com)

E' appena stato pubblicato il mio articolo sull'uso di fasciare i piedi in Cina

Marta Tibaldi
Piccoli loti d'oro. 
A proposito dell'uso di fasciare i piedi in Cina

Il nome  è evocativo e poetico, la realtà brutale: i Loti o Gigli d'oro sono infatti i piedi delle donne cinesi piegati a forza, fasciati e deformati secondo l'uso diffuso tra l'XI e il XII secolo e la Rivoluzione Culturale di Mao Zedong (1949). 

La pratica della fasciatura forzata aveva l'obiettivo di dare ai piedi femminili la forma della mezzaluna, imprimendo all'andatura delle donne un movimento ondeggiante, instabile e insicuro che gli uomini ritenevano particolarmente affascinante: più o piedi erano piccoli - la fasciatura riusciva a ridurli alla lunghezza di otto centimetri circa - maggiore era per la donna la possibilità di un buon matrimonio e di uno status sociale elevato.



da: M. Tibaldi, "Piccoli loti d'oro. A proposito dell'uso di fasciare i piedi in Cina", Qui Libri. La rivista di chi legge, 31/settembre-ottobre 2015, pp. 32-33