C.G. Jung's Analytical Psychology between Italy and China - Dr. Marta Tibaldi Professional Profile and Publications

martedì 16 dicembre 2014

JUNG PRIDE - A space to reflect on the Jungian analytical identity


(agap.info)

Marta Tibaldi
JUNG PRIDE - A space to reflect on the Jungian analytical identity 

Jung Pride is the name I choose for a new permanent space in my blog to reflect on what defines the identity of the Jungian analysts, their clinical practice, their social and political responsibility, their vision of the world.

In general the term Jungian Analyst or Analytical Psychologist defines the psychologists or medical doctors trained as depth analysts in one of the Jungian training schools that belong to the International Association for Analytical Psychology (IAAP). They are professionals able not only to treat the psychic suffering and disorders through a psychodynamic approach to the conscious and the unconscious mind, but also to recognize and to integrate the creative and transformative aspects of the psyche, towards the realization of personality as a whole, thanks to some characteristic tools such as the method of active imagination.

The name of Carl Gustav Jung (1875-1961) is sometimes associated to a negative prejudice, that often comes from a poor knowledge of his theory and practice and from a misunderstanding of some popular analytical notions such as, for example, "the archetype" or "the collective unconscious". Still more misleading is the New Age twisting of Jung's analytical psychology.


Jung Pride wants to give back to the Jungian theory and practice and to its commitments towards the inner and the outer world, the importance they deserve. Without being an acritical apology of Jung and of his analytical psychology, Jung Pride is meant to be a space for information, thinking and confrontation with Western and Eastern professionals and not professionals on the Jungian identity and practice in the actual times of difficulties, challenges and transitions.

I am proud to be a Jungian analyst of the International Association for Analytical Psychology (IAAP) and thanks to this space, after more than thirty years of clinical practice and teaching in the Western and also in the Eastern world,  I wish I could contribute to share Carl Gustav Jung's tremendous actuality to understand and to recover psychic suffering towards a better and more creative individual and collective existence.




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Marta Tibaldi, Professional Profile and Publications

JUNG PRIDE - Uno spazio per riflettere sull'identità analitica junghiana

(agap.info)

Marta Tibaldi
Jung Pride - Uno spazio di riflessione sull'identità analitica junghiana

Jung Pride è il nome con cui voglio inaugurare in questo blog uno spazio stabile di riflessione su ciò che definisce nel tempo attuale l'identità dello psicologo analista junghiano, la sua pratica clinica, la sua responsabilità sociale e politica, la sua visione del mondo.

In genere il termine "psicologo analista" o "analista junghiano" definisce gli psicologi o i medici che si sono formati come analisti del profondo presso una delle scuole junghiane appartenenti all'International Association for Analytical Psychology (IAAP). Si tratta di professionisti che sanno come trattare le sofferenze, la distruttività e il disagio psichici attraverso un approccio psicodinamico alla mente conscia e inconscia, ma che, grazie anche ad alcuni strumenti caratteristici come il metodo dell'immaginazione attiva, sanno riconoscere e valorizzare pienamente anche gli aspetti creativi e trasformativi della psiche conscia e inconscia, verso la realizzazione della personalità totale (processo di individuazione).




A volte  il nome di Carl Gustav Jung è associato a un pregiudizio negativo, che nasce spesso da una scarsa conoscenza del suo pensiero e della sua opera e da una malintesa comprensione di alcuni concetti molto noti, come, ad esempio, quello di archetipo o di inconscio collettivo. Ancora più forviante è lo stravolgimento New Age della psicologia complessa di Jung.

Jung Pride vuole ridare al pensiero analitico junghiano e alla sua pratica clinica l'attenzione e l'importanza che loro spetta, pur senza porsi come un'apologetica acritica di Jung e della psicologia analitica. Nelle mie intenzioni Jung Pride vuole essere infatti uno spazio di informazione, di riflessione e di confronto su ciò che caratterizza una visione del mondo psichico e della pratica clinica che si sta rivelando sempre più prezioso nell'affrontare e risolvere le difficoltà e il disorientamento  del tempo attuale.

Sono orgogliosa di essere un'analista junghiana dell'International Association for Analytical Psychology (IAAP) e mi auguro che grazie a questo spazio, dopo più di trenta anni di pratica clinica in Occidente e ora anche in Oriente, io possa contribuire a fare conoscere e a condividere con altri professionisti l'incredibile attualità del pensiero di Carl Gustav Jung nella comprensione e nel superamento della sofferenza psichica, nella direzione di una vita individuale e collettiva migliore.



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mercoledì 26 novembre 2014

Il maestro Huang Yongyu e il diario d'artista scritto e dipinto sulle vie d'Europa

(artvalue.com)

Marta Tibaldi
Il maestro Huang Yongyu e il diario d'artista scritto e dipinto sulle vie d'Europa

Giovedì 27 novembre, alle ore 17.00 il Museo Nazionale d'Arte Orientale (MNAO) "Giuseppe Tucci" festeggerà il Maestro Huang Yongyu, che è in Italia per il suo novantesimo compleanno.Questo eccezionale e poliedrico artista è considerato uno dei maggiori artisti cinesi viventi e un innovatore nella tecnica pittorica cinese a inchiostro.

Nato nel 1924 in Cina, nella provincia dello Hunan, Huang Yongyu ha ottenuto numerosissimi riconoscimenti internazionali quali il premio Lifetime Achievements in Arts and Culture (2005), il premio speciale dell'ONU (2005), l' Olympic Art Prize (2008), l' Honorable Achievements in Arts (2006). Nel 2004 l'allora Presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi gli ha conferito il titolo di Commendatore dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana.

(artemide-edizioni.it)

In occasione del novantesimo compleanno,  l'Italia ha deciso di onorarlo con la presentazione del volume Dal Lungo Senna a Firenze. Diario d’artista scritto e dipinto sulle vie d’Europa (Artemide Edizioni, 2014), il racconto del soggiorno di Huang Yongyu  a Parigi e a Firenze negli anni 1990 e 1991. Il diario, pubblicato dapprima a Hong Kong e a Pechino, è la testimonianza dell'intensa attività di artista, scrittore e viaggiatore di Huang Yongyu.

Il diario e l'opera dell'artista saranno presentati e commentati da Francesco di Gennaro, Soprintendente del Museo Nazionale d'arte orientale "Giuseppe Tucci", dallo storico dell'arte Claudio Strinati, da Roberto Venuti dell'Università di Siena, da Chen Baoshun e Maria Omodeo, curatori della versione italiana del testo Dal Lungo Senna a Firenze. Diario d'artista scritto e dipinto sulle vie d'Europa. Sarà presente l'autore. 


(china.org.cn)
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domenica 23 novembre 2014

Andrew Samuels, la psicologia junghiana e la politica

(iarpp.net)


Marta Tibaldi
Andrew Samuels, la psicologia junghiana e la politica

Quali sono le sfide professionali e politiche con le quali si confrontano attualmente gli psicologi analisti junghiani? Quali sono i doveri sociali e politici che abbiamo come analisti del profondo e come cittadini? In che modo gli psicologi analisti junghiani possono contribuire alla soluzione dell'attuale crisi mondiale?

Queste alcune delle questioni poste da Andrew Samuels nella conferenza Psicologia analitica e politica: le tre grandi sfide del nostro tempo, che si è tenuta il 22 novembre 2014 nella sede romana dell'Associazione Italiana di Psicologia Analitica (AIPA) di Roma.

Andrew Samuels è Professore di Psicologia Analitica presso l'Università di Essex, Visiting Professor di Studi Psicoanalitici presso il Goldsmith College dell'Università di Londra e Analista junghiano e Supervisore dell'International Association for Analytical Psychology (IAAP) a Londra. Autore di numerosissimi scritti, tradotti in tutto il mondo (tra i titoli italiani: Il padre, Borla 1991; Psicopatologia, Red 1996; La psiche politica, Moretti & Vitali, 1999; Jung e i neo-junghiani, Borla 2000), nella sua conferenza romana Samuels si è soffermato in particolare sull'ipotesi del collasso della professione analitica nel mondo e sulle diverse risposte che gli analisti junghiani tendono a dare a questa crisi; sui rapporti che Jung ebbe con la politica e su alcuni punti controversi di questo rapporto, sul contributo fattivo che gli analisti junghiani possono dare alla politica in termini, ad esempio, di responsabilità sociale.

Grazie ad alcune esercitazioni pratiche, nel corso della presentazione i partecipanti hanno avuto la possibilità di confrontarsi, anche in prima persona, con il ruolo che la dimensione politica svolge nella propria sfera individuale, professionale, sociale e di genere.

(amazon.it)


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domenica 9 novembre 2014

Taoist Tai Chi by Master Moy Lin Shin

(foto inforvip.es)

Marta Tibaldi
 Taoist Tai Chi by Master Moy Lin Shin

Tai Chi is an old Chinese martial art and a form of meditation in movement that can be practiced in many different ways and different styles. Among them, the 108 form -Yang style by Master Moy Lin Shin deserves a mention.

In 1970 Master Moy Lin Shin established the International Taoist Tai Chi Society in Canada, where the 108 form -Yang style was performed, resulting from the integration between different taoist traditions and the martial practice of Tai Chi. Differing from the Chen style, which was previous to the Yang one, the 108 form is characterized by a delicacy in movement that aims at the healthy aspects of Tai Chi.

The International Taoist Tai Chi Society and the Associazione Tai Chi Taoista Italia  -  the second was established in Firenze in 1993 - share some interesting ethical principles: practictioners do not practice for competitive reasons but to cultivate their and others body-mind wellbeing; they commit themselves to improve their practice and the knowledge of Tai Chi before teaching them to others; they share the knowledge and practice of Tai Chi on a voluntary basis and for free. All these elements, the characteristic 108 form and its practice as an internal art, define, among others, the specificity of the Taoist Tai Chi by Master Moy Lin Shin.

(foto video.repubblica.it)


A peculiar aspect of the confrontation with the unconscious proposed by C.G. Jung's analytical psychology is "to take an ethical stand" toward the psychic reality and the individuation process. The ethical stand is the element that characterizes the fourth step of the Jungian method of active imagination (M. Tibaldi, Pratica dell'immaginazione attiva, La Lepre, Roma 2010) and it links together and integrates different aspects and phases in the psychological path of the individuation, in what Jung calls the realizazion of Self.

The Taoist Tai Chi by Master  Moy Lin Shin, its internal-alchemical path of transformation  (cfr. E. Wong, Taoism. An Essential Guide, Shambala Publications, Boston 1997, pp. 5-6) and its ethical stand make this practice a tool of awarness and integration of the body-mind, perfectly matching the Jungian process of individuation.  


 (foto whotalking.com)


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Il Tai Chi taoista del Maestro Moy Lin Shin



(foto inforvip.es)

Marta Tibaldi
Il Tao Chi Taoista del Maestro Moy Lin Shin



Il Tai Chi, antica arte marziale cinese e forma di meditazione in movimento, può essere praticata in modi e stili diversi. Tra questi, la forma 108 stile Yang del Maestro Moy Lin Shin merita una menzione particolare.

Fondatore nel 1970 dell'International Taoist Tai Chi Society,  il Maestro Moy Lin Shin ha sviluppato la "forma dei 108 movimenti dello stile Yang", quale risultato dell'integrazione di diverse tradizioni taoiste con la pratica marziale del Tai Chi. Lo stile Yang, a differenza dello stile Chen, che lo precede storicamente, si caratterizza per una maggiore dolcezza nei movimenti e per la valorizzazione degli aspetti salutari rispetto a quelli marziali.

Alla  base dell'International Taoist Tai Chi Society e dell'Associazione Tai Chi Taoista Italia, sorta a Firenze nel 1993, vi sono alcuni interessanti principi etici: coloro che praticano il Tai Chi non lo fanno per motivi competitivi ma per coltivare il benessere psico-fisico proprio e altrui; si impegnano a migliorare la propria pratica e la conoscenza del Tai Chi prima di insegnarla ad altri; condividono la conoscenza e pratica del Tai Chi in modo volontario e senza alcun fine di lucro. Questi elementi, la specificità della forma 108, la pratica come arte interna per la salute definiscono, tra l'altro, il Tai Chi taoista del Maestro Moy Lin Shin.

(foto video.repubblica.it)


Uno degli elementi che caratterizza il confronto con l'inconscio proposto dalla psicologia analitica di Carl Gustav Jung è la "presa di posizione etica". Con queste parole Jung intende la capacità dell'analizzando di assumere una posizione responsabile nei confronti della realtà psichica e del processo d'individuazione. La "presa di posizione etica" è il filo rosso che tiene insieme le diverse fasi del percorso di integrazione della personalità conscia e inconscia e la realizzazione della personalità totale.

Il Tai Chi taoista del Maestro Moy Lin Shin, il suo dare forma a un percorso di trasformazione interno-alchemico (cfr. E. Wong, Taoism. An Essential Guide, Shambala Publications, Boston 1997, pp. 5-6) e la sua connotazione etica ne fanno uno strumento di presa di coscienza e di integrazione della realtà corpo-mente che si correla perfettamente con il percorso individuativo junghiano.


 (foto whotalking.com)


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Marta Tibaldi, Profilo professionale e pubblicazioni


lunedì 6 ottobre 2014

A Napoli tre seminari sul metodo dell'immaginazione attiva di C.G. Jung (autunno 2014)

Marta Tibaldi

Tre seminari teorico-pratici sul metodo dell'immaginazione attiva di Carl Gustav Jung

AIPA NAPOLI - VIA CERVANTES 55/16

PRIMA DATA: 18 OTTOBRE 2014
ORE 10-13

SECONDA DATA: 15 NOVEMBRE 2014 -
ORE 10-13

TERZA DATA: 13 DICEMBRE 2014 -
ORE 10-13



vai al post 

Per informazioni e iscrizioni:

AIPA NAPOLI
VIA CERVANTES 55/16
telfax 0817 909241
aipa.napoletana@virgilio.it

venerdì 26 settembre 2014

L'Opera di Pechino a Roma



(foto: viaggioincina.com)

Marta Tibaldi
L'Opera di Pechino a Roma

Sheng, dan, jin e chou sono i quattro ruoli principali dell'Opera di Pechino. Quattro tipi di artisti che danno forma rispettivamente a  ruoli maschili  autorevoli quali l'uomo anziano, l'uomo giovane, l'uomo esperto in arti marziali (sheng), a ruoli femminili quali la donna modesta e gentile, quella vivace e maliziosa, la donna dall'aspetto marziale e quella anziana (dan), ai ruoli maschili dal "volto dipinto" di generali forti ed eroici (jin) e a ruoli comici (chou), che possono essere sia maschili che femminili.

Durante la tappa romana (22-27 settembre 2014) della settimana mondiale degli Istituti Confucio - l'istituzione creata dal Ministero dell'Istruzione cinese per la diffusione della lingua e della cultura cinese nel mondo - alcuni giovani attori dell'Accademia d'arte di Sanghai si sono esibiti in tre spettacoli (Giornata dell'Opera di Pechino) per fare conoscere al pubblico romano le caratteristiche salienti di questo genere di teatro.

Nelle rappresentazioni dell'Opera di Pechino colpisce l'estrema simbolizzazione dei ruoli e delle azioni: malgrado i costumi, le situazioni sceniche, il trucco, le musiche siano lontanissimi dal nostro immaginario, essi sanno parlare profondamente anche allo spettatore occidentale. In termini junghiani potremmo definire l'Opera di Pechino una forma di teatro archetipico nella quale sono messe in scena esperienze comuni al genere umano in modalità fortemente connotate sul versante antropologico-culturale.


A proposito delle forme artistiche che riescono a parlare a tutti, Jung scrive che "colui che parla con immagini primordiali è come se parlasse con mille voci. Egli afferra e domina, e al tempo stesso eleva, ciò che ha designato dallo stato di precarietà e di caducità alla sfera delle cose eterne." (C.G. Jung, Psicologia e arte poeticaOpere, vol. 10*, p. 353).

L'incontro con forme culturali "altre", come il teatro dell'Opera di Pechino, fa cogliere sia il livello essenziale dell'esperienza umana, sia la specificità delle forme culturali in cui si esprime: un modo per compiere anche attraverso la realtà esterna quel percorso di integrazione psichica che Jung ha chiamato "processo d'individuazione".


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The Peking Opera in Rome


                                                (photo viaggioincina.com)


Marta Tibaldi

The Peking Opera in Rome


Sheng, dan, jin and chou are the four main characters of the Peking Opera. Four types of actors enacting respectively authoritative male roles as the old man, the young man, the master in martial artes (sheng); female roles as the humble and gentle woman, the vivacious and malicious woman, the woman with a martial aspect and the old woman (dan); male roles with "painted faces" as strong and heroic generals (jin); comic roles that may be both feminine or masculine (chou).

During their roman stopover for the International week of the Confucius Institute - the institution established by the Chinese Ministry of  Education to spread the Chinese language and culture all over the world - some young actors belonging to the Shanghai Art Academy performed three shows (Day of the Peking Opera) to let Rome's audience familiarise with the main features of this kind of theatre.




The Peking Opera actors strongly impressed the public for their ability to perform the extreme symbolization of their roles and actions on the stage: despite the fact that their costumes and their make up, the music and the set were definetely far from the Western sensibility and imagery, they deeply moved the audience's emotions. In Jungian terms The Peking Opera is a kind or archetypal theatre in which the common human experiences and their specific cultural connotation were showed together.

Jung states that true art speaks to everybody with primordial images and with thousand voices (C.G. Jung, Ueber die Beziehung der analytischen Psychologie zum dichterischern Kunstwerk. GW 15, parr. 97-132 [1931]): encountering the Peking Opera is defenitely an experience as such. The actors let the public feel the essential level of human experiences and the specificity of the Eastern cultural forms: a way to fulfill the path of psychic integration that Jung called "individuation process" also throught the encounter with the world.




Marta Tibaldi, Profilo professionale e pubblicazioni

domenica 21 settembre 2014

Il metodo dell'immaginazione attiva di Carl Gustav Jung. Tre seminari teorico-pratici a Napoli e a Milano


Marta Tibaldi
Il metodo dell’immaginazione attiva di Carl Gustav Jung
Tre seminari teorico-pratici
             
               
                Che cosa è il metodo dell’immaginazione attiva junghiana e in che cosa consiste la sua pratica? La recente pubblicazione de Il Libro Rosso di Carl Gustav Jung ha risvegliato l’interesse per questo metodo, che svolge un ruolo imprescindibile nel processo di realizzazione di sé che ciascun individuo, più o meno consapevolmente, persegue nel corso della propria esistenza. Strumento di conoscenza e di trasformazione dell’intera personalità, l’immaginazione attiva junghiana aiuta a recuperare e a stabilizzare il benessere psicofisico, ma anche a dare forma a potenzialità e risorse di cui non siamo consapevoli (da M. Tibaldi, Pratica dell’immaginazione attiva. Dialogare con l’inconscio e vivere meglio, La Lepre, Roma 2011).
                I tre seminari condotti da Marta Tibaldi saranno dedicati alla presentazione del metodo dell’immaginazione attiva dal punto di vista sia teorico che pratico, con una particolare attenzione alla storia della sua genesi, a come ci si possa confrontare con le immagini inconsce attraverso il dialogo verbale e la scrittura, all’importanza di quella che Jung definisce “la presa di posizione etica”, ovvero la piena assunzione di responsabilità nei confronti della psiche inconscia che permette di “trasformare la conoscenza in vita”:



1.      Pratica dell'immaginazione attiva: genesi del metodo (Napoli, sabato 18 ottobre 2014; Milano, sabato 18 aprile 2015); SEDI E ORARI DA DEFINIRE

2.       Pratica dell'immaginazione attiva: a confronto con l'inconscio (Napoli, sabato 15 novembre 2014; Milano, sabato 9 maggio 2015); SEDI E ORARI DA DEFINIRE

3.       Pratica dell'immaginazione attiva: “trasformare la conoscenza in vita” (Napoli, sabato 13 dicembre 2014; Milano, sabato 6 giugno 2015) SEDI E ORARI DA DEFINIRE


ENTRO FINE MESE SARA' DATA COMUNICAZIONE DELL'ORARIO E DELLA SEDE DEL PRIMO SEMINARIO DI NAPOLI 

martedì 16 settembre 2014

Jung fu davvero un allievo di Freud?

In questo breve video Marta Tibaldi spiega la specificità dell'insegnamento junghiano.





Per approfondire:
Sonu Shamdasani 
Liber Novus. Il "Libro Rosso" di C.G. Jung, in C.G. Jung, Il Libro Rosso, Bollati Boringhieri, Torino 2010, pp. 193-221.

martedì 19 agosto 2014

I gialli di Qui Xialong: un modo inconsueto di raccontare la Cina


(foto: leggerealumedicandela.blogspot.com)

Marta Tibaldi
I gialli di Qui Xialong: un modo inconsueto di raccontare la Cina 


Non sono mai stata appassionata di romanzi gialli, ma gli otto episodi della serie dell'ispettore Chen Cao della polizia di Shangai, scritti da Qui Xialong, mi hanno fatto cambiare idea.

Originario di Shangai, naturalizzato americano, Qui Xialong insegna Letteratura cinese presso la Washington University di Saint Louis nel Missouri. Il suo romanzo di esordio è  La misteriosa morte della compagna Guan (2000) il primo della serie dell'ispettore Chen Cao, con il quale vince l''Anthony Award per la migliore opera prima. Qui Xialong scrive poi Visto per Shanghai (2002), Quando il rosso è nero (2004) Ratti rossi (2006), Di seta e sangue (2007), La ragazza che danzava per Mao (2009), Le lacrime del lago Tai (2012) Cyber Cina (2013). Nel 2010 pubblica Il vicolo della polvere rossa, una raccolta di brevi racconti nei quali gli abitanti di un vecchio quartiere di Shanghai narrano sessant'anni di storia della Cina e delle sue trasformazioni.

Tradotte in dieci lingue, le storie poliziesche dell'ispettore Chen Cao hanno conquistato fama mondiale non solo per l'abile costruzione delle trame, ma anche per l'accurata descrizione nella realtà cinese contemporanea. Si tratta di narrazioni costruite su un doppio registo, quello dell'azione poliziesca e quello poetico. L'ispettore Chen Cao ha infatti un'identità composita: è poliziotto per volere del partito, ma scrive poesie per vocazione.

(foto: leggerealumedicandela.blogspot.com)


Qui Xialong, che insegna letteratura cinese ed è poeta, grazie a questo stratagemma letterario intreccia all'azione narrativa brani di poesie, guidando il lettore, secondo il caratteristico stile cinese indiretto (cfr. F. Jullien, L'ansa e l'accesso. Strategie di senso in Grecia e in Cina, Mimesis 2011) nella letteratura cinese. E al lettore attento non sfugge quanto la citazione di questi brani poetici costituisca una storia nella storia; una narrazione parallela, ricca di delicata emotività e spesso di tristezza, forse testimonianza della nostalgia dell'autore nei confronti di un paese nel quale non può tornare  - a seguito dei disordini di piazza Tiananmen Qui Xialong è stato costretto a rimanere negli Stati Uniti - e che rischia di perdere aspetti importanti della propria identità culturale?

E' soltanto un sogno/ del passato, del presente./ Chi si sveglia da un sogno?/ Esiste unicamente un ciclo ininterrotto di vecchie gioie e nuovi dolori./ Un giorno, qualcun altro/ vedendo la torre, di notte,/ potrebbe sospirare per me. (Su Shi, poeta della dinastia Song, citato in Le lacrime del lago Tai, Marsilio, Venezia 2013, p. 60).



(foto:china-files.com)

giovedì 7 agosto 2014

Marta Tibaldi, Practicing Images: Clinical Implications of James Hillman’s Theory in a Multicultural and Changing World



My article Practicing Images: Clinical Implication of James Hillman's Theory in a Multicultural and Changing world is now available in the collective book:

Analytical Psychology in a Changing World:
the Search for Self, Identity and Community
edited by Lucy Huskinson and Murray Stein

Lucy Huskinson, Ph.D., is Senior Lecturer in the School of Philosophy and Religion at Bangor University, UK. She is co-Editor-in-Chief of the International Journal for Jungian Studies, and author and editor of various books and articles on analytical psychology and philosophy, including Nietzsche and Jung and Dreaming the Myth Onwards: New Directions in Jungian Therapy and Thought.

Murray Stein, Ph.D., is a training and supervising analyst with ISAPZURICH. He was formerly president of the International Association for Analytical Psychology and president of the International School of Analytical Psychology in Zurich. His publications include Minding the Self: Jungian Meditations on Contemporary Spirituality.

How can we make sense of ourselves within a world of change?

In Analytical Psychology in a Changing World, an international range of contributors examine some of the common pitfalls, challenges and rewards that we encounter in our efforts to carve out identities of a personal or collective nature, and question the extent to which analytical psychology as a school of thought and therapeutic approach must also adapt to meet our changing needs.

The contributors assess contemporary concerns about our sense of who we are and where we are going, some in light of recent social and natural disasters and changes to our social climates, others by revisiting existential concerns and philosophical responses to our human situation in order to assess their validity for today. How we use our urban environments and its structures to make sense of our pathologies and shortcomings; the relevance of images and the dynamic forms that underpin our experience of the world; how analytical psychology can effectively manage issues and problems of cultural, religious and existential identity – these broad themes, and others besides, are vividly illustrated by striking case-studies and unique personal insights that give real lucidity to the ideas and arguments presented.

Analytical Psychology in a Changing World will be essential reading for Jungian and post-Jungian scholars and clinicians of depth psychology, as well as sociologists, philosophers and any reader with a critical interest in the important cultural ideas of our time.

Editors’ Introduction 1. Faking Individuation in the Age of Unreality: Mass media, identity confusion and self-objects Helena Bassil-Morozow and James Alan Anslow 2. Big Stories and Small Stories in the Psychological Relief Work after the Earthquake Disaster: Life and DeathToshio Kawai 3. Making a Difference? When Individuals take Personal Responsibility for Social and Political Change Andrew Samuels 4. The Soul and Pathologizing in the (Multipli)City of Sao Paulo Guilherme Scandiucci 5. Psychodynamics of the Sublime, the Numinous and the Uncanny: A dialogue between architecture and eco-psychology Lucy Huskinson 6. Jungian Conversations with Feminism and Society in Japan Konoyu Nakamura 7. Transforming Consciousness as the Path to End Suffering: Mahayana Buddhism and analytical psychology as complementary traditions William E. Kotsch 8. Jung’s Atheism and the God above the God of Theism John Dourley 9. Speaking with the Dead: Remembering James Hillman Elizabeth Eowyn Nelson 10. Practicing Images: Clinical implications of James Hillman’s theory in a multicultural and changing world Marta Tibaldi 11. The Red Book and Psychological Types: A qualitative change of Jung’s typology Yuka Ogiso 12. Archetypal Aspects of Transference at the End of Life Isabelle DeArmond 13. In Consideration of Disquiet and Longing for Our Changing World: Perspectives from the poetry and prose of Fernando Pessoa Cedrus Monte 14. Fernando Pessoa and Alberto Caeiro’s ‘Lessons in Unlearning’: Living in a changing worldTerence Dawson. Index.

‘Huskinson and Stein have crafted a solid book that demonstrates the widening span of Jungian scholarship. Each author examines a special aspect of the contemporary world, bringing his or her authentic self to the subject, thereby helping to close the gap between the spirit of this age and the spirit of the depths.' – Jean Kirsch, C. G. Jung Institute, San Francisco, USA


M. Tibaldi, Practicing Images. Clinical Implication of James Hillman's Theory in a Multicultural and Changing world, in L. Huskinson - M. Stein (ed. by), Analytical Psychology in a Changing World. The Search for Self, Identity and Community, Routledge, Hove (East Sussex) and N.Y., 2015, pp.147-160.

sabato 2 agosto 2014

The intuitive knowledge



Marta Tibaldi
The intuitive knowledge

In the Jungian model of the mind the four psychological functions we utilise to know ourselves, the others and the world are thinking, feeling, sensation and intuition. Each of us uses one of them in particular and refers to the others in an auxiliary way. Becoming conscious of our main function improves our natural ability to discriminate and orientate psychologically.

In Puglia, in the whithe town of Ostuni, an ancient  Messapi's village, I met Tonino Zurlo, a multifaceted local artist that embodies and gives voice to the culture of Salento, with an intuitive sensibility that I would define natual archetypal. Tonino uses these words to describe himself: "I do not know how to define myself. I know many things but I do not know why I know them: without being able to tune the guitar, I invent and play songs; I cannot draw, but I carve with olive wood; I cannot write in dialect, but I write poems in the Ostuni dialect. It is a mystery also for me. I think that this happens to those who are kissed by creativity . It is the divine dimension that  dwells in some individuals. I know I am a  means, a hand guided by something that is greater than me. But  substantially I would say I am a poor Christ" (A. Susco, Tonino Zurlo: dalla terra alla coscienza, in Liber@mente, n. 120, anno XIII, marzo 2013, p. 24).

When Tonino speaks and sings it comes to my mind that James Hillman would have enjoyed him and he would have appreciated his unconscious perception of the "soul" (see J. Hillman. Anima. Una nozione personificata, Adelphi, Milano 2002).

The following song, originally written in Ostuni dialect, shows the intuitive knowledge and the natural archetypal dimension of this artist; as much as the many sculptures in olive wood in his  shop.




Play of souls

I browse this life book,
I look at me and tell myself
how many silly things you did in your life,
but it's life, but it's life.

I browse it again
I go forth and back
then I see you and I ask myself:
who are you? who are you?
you that make me say things coming from so far
you that lighten my soul?

I'll let you stay,
I'll let you play with my fantasy
that I need to live, 
that I need to live
like the air to breath.

You are so beautiful, you are so beautiful,
but what I am feeling it is not love,
it is a game of souls
and for you who knew and know what is pain,
I want this song let me become of linen, silf and velvet
to caress your soul,
to caress your soul.

La conoscenza intuitiva



Marta Tibaldi
La conoscenza intuitiva


Nel modello junghiano della mente il pensiero, il sentimento, la sensazione e l'intuizione sono le quattro funzioni psicologiche che ci permettono di conoscere noi stessi, gli altri e il mondo.Ognuno di noi ne privilegia una in particolare, mentre usa le altre in modo ausiliario. Diventare consapevoli di quale sia la nostra funzione principale valorizza la nostra naturale capacità di discriminazione e di orientamento.

In Puglia, nella città bianca di Ostuni, un antico borgo messapico, incontro Tonino Zurlo, una poliedrica figura di artista locale che incarna e dà voce alla cultura salentina, con una sensibilità intuitiva che non esiterei a definire naturalmente archetipica. Di sé Tonino dice: "Non saprei come definirmi. So tante cose e non so perché le so: senza sapere accordare la chitarra, invento e canto canzoni; non so disegnare, eppure faccio sculture con il legno d'ulivo; non sono capace a scrivere in dialetto, ma scrivo poesie in ostunese. E' un enigma anche per me. Credo che questo accada quando si è baciati dalla creatività. E' il divino che prende casa in alcuni individui. So di essere un tramite, una mano guidata da qualcosa che mi prescinde. Ma sostanzialmente dico che sono un povero Cristo" (A. Susco, Tonino Zurlo: dalla terra alla coscienza, in Liber@mente, n. 120, anno XIII, marzo 2013, p. 24).

Quando sento parlare e cantare Tonino penso che James Hillman sarebbe stato felice di conoscerlo e che avrebbe apprezzato la percezione inconscia che Tonino ha dell' "anima" (cfr. J. Hillman. Anima. Una nozione personificata, Adelphi, Milano 2002).

Il testo della canzone che segue, composta in ostunese ma riportata qui in italiano, bene illustra la conoscenza intuitiva e dimensione archetipica di questo artista; le numerose sculture in legno d'olivo della sua bottega, anche.
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Gioco di anime

Sfoglio questo libro della vita
e mi vedo e poi mi dico
ne hai fatte di stupidaggini nella vita,
ma è la vita, è la vita.

Lo sfoglio di nuovo,
vado avanti e vado indietro
e poi ti vedo e poi mi dico
ma chi sei tu, chi sei tu?
che mi fai dire cose che vengono da lontano
e mi alleggerisci l'anima?

Ti lascio stare, ti lascio giocare con la mia fantasia
che serve a me per vivere, 
che serve a me per vivere
come l'aria per respirare.

Tu sei bella, tu sei bella
ma non è amore,
è un gioco di anime, 
e per te che di dolore ne senti e nei hai sentito
con questa canzone
voglio diventare di lino, di seta e di velluto
per accarezzarti l'anima.


lunedì 7 luglio 2014

Roma, città da amare o da odiare?



Marta Tibaldi
Roma, città da amare o da odiare?


Ho iniziato a detestare Roma all'età di undici anni. La mia famiglia era appena rientrata nella capitale dopo essersi trasferita per un anno in una città di mare, dove io avrei lasciato per sempre il cuore.

"[Roma] offre generosamente un palcoscenico per qualsiasi parte (tranne se stessi)" scrive Filippo La Porta in Roma è una bugia (Laterza 2014, p. 114), la sua narrazione della città eterna, che ai suoi occhi è un misto di "disfacimento e vitalità". A proposito del "non potere essere se stessi", La Porta ricorda anche le parole di Nicola Chiaromonte: "questa dimensione romana dello spazio, così generosa, priva di ogni costrizione, che non rifiuta nulla all'individuo, né gli chiede nulla, se non per mettersi una maschera...c'è posto per il Fanatico e per il Cinico. Solo chi vuol essere se stesso ne resta escluso" (p. 23).

Federico Fellini, che  molto ha vissuto a Roma e a Roma è morto (male), vede la città come "una madre ideale, perché indifferente. E' una madre che ha troppi figli, e quindi non può dedicarsi a te, non ti chiede nulla, non si aspetta niente. [...] Con il suo pancione placentario e il suo aspetto materno evita la nevrosi ma impedisce anche uno sviluppo, una vera maturazione. Qui non ci sono nevrotici ma nemmeno adulti. E' una città di bambini svogliati, scettici e maleducati; anche un po' deformi, psichicamente, giacché impedire la crescita è innaturale" (F. Fellini, Fare un film, Einaudi, 1983, pp. 144-145).

Roma è dunque una città-palcoscenico, una città che esclude chi vuole essere se stesso, una città che non permette di crescere e che immobilizza nella dimensione infantile?

(foto alumnibocconi.it)

Quanta distanza ci può essere tra questo modo di essere e quello di chi ha fatto della conoscenza di sé e della realizzazione della personalità totale, obiettivi portanti della propria esistenza? Quale disagio, ma anche quale spinta trasformativa, possono nascere da questa tensione di opposti?

In Sogni, Ricordi, Riflessioni, il racconto della propria vita raccontato ad Aniela Jaffé, Jung scrive: "La mia vita è la storia di un'autorealizzazione dell'inconscio" (Rizzoli, Milano 1978, p. 27), intendendo con queste parole che "tutto ciò che si trova nel profondo dell'inconscio tende a manifestarsi al di fuori, e la personalità, a sua volta, desidera evolversi oltre i suoi fattori inconsci, che la condizionano, e sperimentano se stessa come totalità" (ibidem).

Credo che il mio non-amore per Roma sia  espressione di questa tensione che desidera evolversi oltre i suoi fattori inconsci e di quella mia strana antropologia interna - un po' tedesca, un po' cinese e ben poco romana - che mi ha spinto a lavorare e a vivere in Cina: "L'acquisire una sempre maggior familiarità con lo spirito orientale potrebbe indicare simbolicamente l'inizio di una nostra presa di contatto con le parti di noi che ci sono ancora estranee" (C.G. Jung-R. Wilhelm, Il segreto del fiore d'oro, Boringhieri, Torino 1981, p. 58).

Oggi, pur riconoscendo l'abbagliante bellezza di questa città, condivido con Filippo La Porta la considerazione che "Roma sarebbe forse  più bella se disabitata, una città d'arte congelata in una sua perfezione classico-funerea" (p. 40). D'alto canto con grande soddisfazione riconosco come mia anche una famosa constatazione junghiana sulla necessità di vivere vicino all'acqua: "Fin dal principio tenni per fermo che avrei costruito vicino all'acqua. Ero sempre stato particolarmente attratto dall'incantevole scenario della parte superiore del lago di Zurigo, e così nel 1922 acquistai il terreno a Bollingen. E' situato nel contado di San Meinrad, ed è vecchia terra consacrata, essendo appartenuta in passato al monastero di San Gallo." (C.G. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, cit., p. 270).
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(foto comuneimperia.it)

Marta Tibaldi, Profilo professionale e pubblicazioni


venerdì 27 giugno 2014

Tre Seminari teorico-pratici sul Metodo dell’immaginazione attiva junghiana a Napoli e a Milano, Autunno 2014 - Primavera 2015

Marta Tibaldi
Il metodo dell’immaginazione attiva di Carl Gustav Jung
Tre seminari teorico-pratici 
per conoscere il  più avanzato metodo junghiano di confronto con l'inconscio.


               
                Che cosa è il metodo dell’immaginazione attiva junghiana e in che cosa consiste la sua pratica? La recente pubblicazione de Il Libro Rosso di Carl Gustav Jung ha risvegliato l’interesse per questo metodo, che svolge un ruolo imprescindibile nel processo di realizzazione di sé che ciascun individuo, più o meno consapevolmente, persegue nel corso della propria esistenza. Strumento di conoscenza e di trasformazione dell’intera personalità, l’immaginazione attiva junghiana aiuta a recuperare e a stabilizzare il benessere psicofisico, ma anche a dare forma a potenzialità e risorse di cui non siamo consapevoli (da M. Tibaldi, Pratica dell’immaginazione attiva. Dialogare con l’inconscio e vivere meglio, La Lepre, Roma 2011).


      I tre seminari condotti da Marta Tibaldi saranno dedicati alla presentazione del metodo dell’immaginazione attiva dal punto di vista sia teorico che pratico, con una particolare attenzione alla storia della sua genesi, a come ci si possa confrontare con le immagini inconsce attraverso il dialogo verbale e la scrittura, all’importanza di quella che Jung definisce “la presa di posizione etica”, ovvero la piena assunzione di responsabilità nei confronti della psiche inconscia che permette di “trasformare la conoscenza in vita”.

A richiesta sono previsti piccoli gruppi esperienziali di pratica del metodo.


                           Realizzazione e montaggio video di Gianna Tarantino

lunedì 16 giugno 2014

Video - Il concetto junghiano di Ombra e la nostra immagine della cultura cinese

Video 



In Jungian analytical psychology the notion of shadow refers to all those personal, cultural and collective unrecognized aspects, which tend to be projected on others.
Currently a large amount of shadow seems to be put on Chinese people and culture.

If you want to read more go to 


Our unconcious image of the "Chinese"


Marta Tibaldi
 Our unconcious image of the "Chinese"


"Working as Training Analyst and Supervisor of the Associazione Italiana di Psicologia Analitica (AIPA) and of the International Association for Analytical Psychology (IAAP), I noticed that from a certain time onward - I could say since thier presence grew massively - Italy has seen an increase of collective prejudice against the Chinese, often completely unsupported by any knowledge of real Chinese people, of their culture and also lacking any interest in understanding more about them.

Nowadays the image of the "Chinese" seems to constellate, at least in a certain Italian collective imagery, an irrational negative reaction, based more on the unconscious fear of the unknown than on realistic elements. Altough on the one hand the "Chinese" are assimilated to the many immingrants who arrive in Italy from all over the world, on the oter they are experienced as more different than others - for example a leitmotiv of complaint regards their being a "closed" community. They are perceived then as more incomprehensible and frightening than others and that seems to be one of the reasons why the image of  the "Chinese" tends to gather on itself large unconscious layers of psychic persona and collective shadow.

As you know in the Jungian analytical psychology te notion of "shadow" refers to all those unrecognized aspects of personality and collectivity, which tend to be thrown out. The more your cultural shadows parts are unconscious the more they are projected outside, on the neighbour. In Jungian analysis "coming to terms with the shadow" means to develop an awareness of those personal and cultural stimuli that are likely to produce your shadow projections, moving towards their integration.

                                                             (foto Marta Tibaldi)

When you withdraw personal and cultural shadow projections, the possibility of a dialogue, a confrontation and an awareness opens up either in the inner or in the outer world. Therefore approaching analitically the Western personal and cultural imagesw of the "inner Chinese" can reveal itself a treal treasure to be discovered and a prerequisite necessary to the analyst who wants to practice in East Asia."

If you want to read more about it, go to M. Tibaldi, La psicoanalisi junghiana in Cina. Un dialogo tra Est e Ovest, in Studi Junghiani

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Marta Tibaldi, Profilo professionale e pubblicazioni


Quale immagine inconscia abbiamo dei "Cinesi"?


Marta Tibaldi
Quale immagine inconscia abbiamo dei "Cinesi"?

“[…] Da qualche tempo – forse da quando la presenza dei cinesi e delle loro merci è massicciamente aumentata nelle nostre città – nei loro confronti sembra prevalere un atteggiamento di sospetto se non addirittura di ostilità, spesso non supportato da alcuna conoscenza diretta della cultura e della realtà cinesi né da alcuna curiosità a riguardo.

In un certo immaginario collettivo italiano l’immagine del 'cinese' e di ciò che è cinese sembra costellare, infatti, una reazione irrazionale e inconscia a ciò che è sconosciuto e che appare particolarmente lontano e diverso dai nostri usi e costumi, che su veri elementi di conoscenza. Sebbene da un lato i cinesi siano assimilati ai molti migranti che arrivano in Italia, dall'altro essi sembrano essere sperimentati come “più diversi” degli altri – un leitmotiv di lamentela nei loro confronti riguarda, ad esempio il loro essere una comunità chiusa. I cinesi sono percepiti come più temibili proprio perché più indecifrabili e inafferrabili di altri e per questo la loro immagine tende ad attirare su di sé ampie proiezioni di ombra individuale e collettiva.

Come è noto, nella psicologia analitica junghiana con il termine “ombra” si indicano quegli aspetti sgradevoli e non riconosciuti di sé o della propria cultura che, proprio perché inconsci, tendono a essere proiettati all'esterno.
Una delle prime tappe del percorso analitico consiste nel confrontarsi con l’ombra, ovvero nel riconoscere quei nostri aspetti inconsci che più sono suscettibili di proiezione. “Venire a patti con l’ombra” è il processo che ci permette di integrare questi aspetti  aprendo la possibilità di un vero dialogo tra noi e ciò che è altro da noi.
In questo senso la riflessione analitica sull'immagine inconscia del “cinese interno” diventa un prerequisito ineludibile per chi voglia lavorare come analista junghiano in Cina.

(Foto Marta Tibaldi)

In un seminario tenuto a Hong Kong ho affrontato in modo ampio il tema degli aspetti inconsci delle immagini del “cinese” e dell’ “occidentale” interni, riflettendo sulle reciproche proiezioni: se da un lato gli “occidentali” tendono ad avere un’immagine negativa dei “cinesi”, dall'altro i “cinesi” sembrano , all'opposto, avere di noi un’immagine idealizzata. Il “cinese” e l’ “occidentale” si rivelano dunque immagini inconsce molto cariche emotivamente e per questo prendere coscienza di come agiscano al nostro interno, ci aiuta a “venire a patti” con esse, ritirando le proiezioni negative o le idealizzazioni e superando pregiudizi personali e culturali. [...]”.

Per saperne di più vedi M. Tibaldi, La psicoanalisi junghiana in Cina. Un dialogo tra Est e Ovest, in Studi Junghiani, vol. 19, nn. 1-2, 2013, pp. 131-143
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Marta Tibaldi, Profilo professionale e pubblicazioni

lunedì 2 giugno 2014

The Varieties of Jungian Clinical Experience: Complex, Identity, Intersubjectivity - XII International Conference of The Journal of Analytical Psychology, Berlin 29 May - 1 June 2014



The Variety of Jungian Clinical Experience: Complex, Identity, Intersubjectivity
The Journal of Analytical Psychology
Thursday 29 May - 1 June 2014


The Hilton Berlin (Gendarmenmarkt), Berlin


With the collaborative assistance of the C.G. Jung Institute Berlin,
the German Journal Analytische Psychologie, the Jung Society Berlin,
the Deutsche Gesellschaft Analytische Psychology
and the Society of Analytical Psychology

(photos by Marta Tibaldi)

Commemoration of James Kirsch with a speech by Tom Kirsch

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I Daleham Gardens London NW3 5BY, United Kindom
email: journal.jap@btconnect.com