C.G. Jung's Analytical Psychology between Italy and China - Dr. Marta Tibaldi Professional Profile and Publications

lunedì 13 novembre 2017

Tra Oriente e Occidente: identità transculturale a Hong Kong

Marta Tibaldi
Tra Oriente e Occidente: 
identità culturale a Hong Kong


Nell'ambito dei seminari ECM organizzati 
dall'Associazione Italiana di Psicologia Analitica -  (AIPA) - Sezione di Milano 
"L'altro e la psicologia analitica" 

il 18 novembre 2017 dalle ore 9:30 alle ore 13:30 terrò il seminario 

"Tra Oriente e Occidente: 
identità transculturale a Hong Kong"

Un'occasione per parlare degli sviluppi transculturali della psicologia analitica nel mondo e del dialogo interculturale


Via A. Sacchini, 23 - Milano
aipamilano@gmail.com 



domenica 5 novembre 2017

Trauma zero. Storia di un lutto complesso non guarito




Riporto di seguito alcune parti del mio scritto 

"Trauma zero. Storia di un lutto complesso non guarito",

che può essere letto integralmente in: 




A. Onofri - C. La Rosa (a cura di), Dal basso in alto (e ritorno...). Nuovi approcci bottom-up: psicoterapia cognitiva, corpo, EMDR, Edizioni Apertamenteweb, 2017

***

Cap. 18
Marta Tibaldi
Trauma zero. Storia di un lutto complesso non guarito

"Potrebbe sembrare incongruo scrivere di un lutto traumatico non guarito in un libro che racconta in che modo superare con successo i traumi complessi. Potrebbe sembrare, ma in realtà se ho deciso di raccontare qualcosa di apparentemente dissonante rispetto al tema del libro l'ho fatto, e contrario, per focalizzare sia l'importanza di interventi adeguati, tempestivi e mirati, soprattutto nel caso di traumi infantili, sia per pensare il trauma anche dal punto di vista della sua complessità interna e di ciò che aggiunge, seppure in modo drammatico, allo sviluppo della personalità. Come psicologa analista jughiana avrei anche potuto raccontare in che modo tratto i vissuti somatici post-traumatici, attraverso, ad esempio, l'ascolto immaginale del corpo e la lettura delle sue tracce simboliche nei sogni (Tibaldi 2011). Avrei potuto, ma raccontare l'esperienza del trauma dal punto di vista di una bambina traumatizzata e un'adulta con un trauma complesso non guarito, mi offre l'opportunità di descrivere il mondo interno del trauma dalla prospettiva della mia stessa oggettività, dando parole a un'esperienza che si è inscritta in me con l'immagine della deflagrazione di una bomba atomica (Tibaldi 2015).

[...]

Mai come in questi anni si è parlato tanto di trauma e vari sono gli approcci che si pongono come obiettivo quello di superare il trauma coinvolgendo la memoria somatica, come avviene nelle terapie bottom-up. Non c'è dubbio che le esperienze traumatiche possano bloccare temporaneamente o cronicamente il normale funzionamento psichico ed espongano per questo a disagi emotive sintomi fisici anche gravi: preziose dunque le terapie descritte in questo libro, che danno sollievo a chi del trauma è rimasto vittima. Dal punto di vista del profondo sappiamo però che nell'esperienza traumatica molti sono gli aspetti ambivalenti e contraddittori che agiscono in modo anche inconscio. L'esperienza traumatica può quindi contenere in sé sia il desiderio della sua risoluzione sia quello opposto [...] di non voler recidere il legame on gli oggetti d'amore perduti. Riconoscere come nostre anche le spinte psichiche che si oppongono al superamento del trauma, accettandole e dando loro spazio e tempo per essere integrate alla coscienza, è un passaggio ineludibile affinché tutta l'esperienza traumatica faccia il suo corso, portandoci, se possibile, oltre il trauma stesso, di cui comunque non si cancellerà traccia e che diventerà una parte costitutiva della nostra personalità.

[...]

Nel caso di traumi gravi non c'è dubbio che un intervento veloce e mirato sia fondamentale, soprattutto quando si tratta di traumi infantili, per evitare che la psiche si organizzi intorno a una scissione verticale della personalità (cfr, Kohut 2002; Goldberg 2001). Per gli adulti post-traumatici complessi, che da bambini non abbiano avuto possibilità di cura, è fondamentale la costruzione di uno spazio individuale e sociale per gli aspetti anche oscuri della psiche, in grado di contenere non soltanto il desiderio di superare il trauma ma anche il suo opposto, lungo una logica circolare di circumnavigazione piuttosto che lineare di superamento. In questo percorso le tecniche bottom-up costituiscono una risorsa ampiamente positiva che, insieme al lavoro immaginale sul Sé, inscrivono la complessità traumatica in una trama di senso che contenga anche il non-senso.

[...]


Copyright 2017
Marta Tibaldi, Profilo professionale e pubblicazioni








mercoledì 4 ottobre 2017

"Parla, mia paura". Un''immaginazione attiva in forma di scrittura

Marta Tibaldi
"Parla, mia paura"
Un'immaginazione attiva in forma di scrittura

(illibraio.it)

"Parla, mia paura" è il titolo dell'ultimo libro di Simona Vinci (Einaudi, Torino 2017). Lo leggo e ho un'immediata sensazione di familiarità. Trovo una citazione dal Libro Rosso di Jung e mi sorprendo: è raro che questo autore sia citato al di fuori dell'ambito psicologico analitico. Leggo il libro e inizio a capire. "Parla, mia paura" mi ricorda le invocazioni che Jung fa alla sua Anima e allo "spirito del profondo" proprio nel Libro Rosso (cfr. C.G. Jung, Il Libro Rosso, Bollati Boringhieri, Torino 2010)

Pagina dopo pagina, scopro quanto "Parla, mia paura" sia vicino al pensiero junghiano e all'immaginazione attiva, quel metodo per dialogare attivamente e intenzionalmente con le emozioni del profondo, nel quale la scrittura svolge un ruolo centrale (cfr. M. Tibaldi, Pratica dell'immaginazione attiva. Dialogare con l'inconscio e vivere meglio, La Lepre, Roma 2011).

"Parla, mia paura" è la storia del confronto di Vinci con le sue emozioni, un percorso che si dipana tra esperienze esterne - il ricorso alla chirurgia estetica - e interne - un'analisi del profondo, verosimilmente junghiana. Attraverso l'uso consapevole e responsabile delle parole, Vinci narra la trasformazione delle sue paure e generosamente offre la sua esperienza agli altri: [...] qual'è la posta in gioco, quando scriviamo. E dopo, quando cerchiamo un pubblico che ci legga. Io credo che speriamo sempre in una specie di assoluzione. Offrire noi stessi per uscire da noi stessi e da fuori perdonarci mentre gli altri a loro volta ci perdonano, dicendo: è bello quello che hai scritto, mi ha toccato. [...] avevo bisogno di perdonarmi e al tempo stesso di offrire ad altri che abbiano vissuto o vivano qualcosa di siile, la possibilità, se non di immedesimarsi, almeno di cogliere un riflesso di sé nelle mie parole. [...] ogni piccola vita, con i suoi eventi minimi, ha qualcosa da dire alle altre vite; ogni vicenda umana è, in qualche modo, di chiunque voglia condividerla." (pp. 102-103).

La psiche inconscia, l'Io, le parole e la scrittura, l'assunzione di responsabilità nei confronti di ciò che ci parla dal profondo, sia esso "divinità o demone",  le narrazioni che costruiamo per dare forma condivisa ai percorsi di individuazione: sono questi gli ingredienti che sostanziano il metodo dell'immaginazione attiva e, mutatis mutandis, la scrittura di Vinci: "[...] la lingua è fortuna o destino, la lingua è divinità o demone. Bisogna stare attenti alle parole che si usano, con gli altri e anche con noi stessi, perché la lingua costruisce il nostro mondo, interiore ed esteriore, quello degli altri intorno a noi, a cascata. E' faticoso, moltissimo, ma ripaga." (p. 117).

In ambito clinico, la tecnica della Scrittura attiva profonda è una forma di immaginazione attiva che usa la parola scritta per dare voce all'Io e alle immagini del Sé, facendoli dialogare mediante l' "l'osservatore", quel modo eccentrico di essere della coscienza "[che] si presenta ai nostri occhi come uno scrittore alle prese con la propria immaginazione creativa attraverso la scrittura." (M. Tibaldi, "Scrittura attiva profonda - Active Deep Writing", in L'Ombra, Epistemologia dopo il Libro Rosso, Moretti e Vitali, Bergamo 2017, p. 179). Obiettivo della Scrittura attiva profonda è creare un distanziamento critico da ciò che noi siamo e proviamo, assumendoci l'onere di "[...] uscire dalle sbarre della nostra prigione, immaginandole. Raccontare la forma di quella gabbia e i tormenti che ci procura. Descriverla a qualcuno con le parole migliori e più accurate che riusciamo a trovare, ma anche soltanto quelle che ci vengono o che arrivano per prime, può essere un modo per cominciare a smontarla." (S.Vinci, cit., p. 119).

Sappiamo che la scrittura, pur smontando le nostre gabbie, non garantisce la liberazione definitiva dalla sofferenza e dal dolore; essa è però un prezioso strumento per "fidarci della nostra immaginazione e cercare di guidarla verso pensieri positivi, anche quando stiamo attraversando una selva oscura: il buio può parlare e non è detto che le sue siano soltanto parole pericolose." (S. Vinci, cit., p. 119). Tradotto in termini clinici: "Il trauma grave ci precipita nell’oscurità del non-senso – di cui dobbiamo conoscere, riconoscere e sapere trattare le dinamiche al meglio della nostra professionalità -, ma è nell’oscurità di quel non-senso che si svela, inattesa, la dorata luminosità delle stelle." (M. Tibaldi, "Trauma zero. Storia di un lutto complesso non guarito", in A. Onofri - C. La Rosa, Dal basso in alto (e ritorno), Nuovi approcci bottom-up: psicoterapia cognitiva, corpo EMDR, Apertamenteweb, 2017).

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domenica 1 ottobre 2017

"Donne cinesi e scrittura delle emozioni"

Firenze, sabato 21 ottobre 2017 ore 11:00



SAVE THE DATE

Sabato 21 ottobre 2017 alle 11:00

presso l'Auditorium dell'Archivio di Stato  
Viale Giovine Italia 6 - Firenze

Marta Tibaldi 

converserà 
con Maria Teresa Colonna e Rosalia Manno 

su

"Donne cinesi e scrittura delle emozioni"
Storie, curiosità, riflessioni sull'identità di genere delle donne cinesi e sulla scrittura delle emozioni come strumento di conoscenza e di trasformazione.


venerdì 15 settembre 2017

Pope Francis in analysis

Marta Tibaldi
Pope Francis in analysis

Aged forty-four, Pope Francis had an analytical experience of six mothers with a psychoanalyst - probably Freudian - of Jewish religion. Bergoglio tell us himself, announcing his book Politique et Société - twelve dialogues with the sociologist Dominique Walton - to be published in France by L'Observatoire.

(dagospia.com)

The press has given ample prominence to the news, because the words of Bergoglio have officially cleared the way, even for the Catholics religious, to resort to psychoanalysis - an umbrella term improperly used to refer to depth psychology. After years of suspicion and condemnation, especially with regard to Freudian psychoanalysis, accused of pansexualism and materialism, today depth psychology is recognized as a positive tool serving the psychic well-being, even that of Catholic religious.

The journalist France Giansoldati in the article "Church and Psychoanalysis. The admission of Pope Bergoglio frees priests and nuns", (Il Messaggero, Sept. 2, 2017) in commenting the words of Pope Francis, reports the invitation of the Jesuit priest of Catholic Civilization Giandomenico Mucci to distinguish between the various approaches present under the generic appellation of psychoanalysis: "Psychoanalysis is not a compass body of doctrine. Instead, it contains multiple approaches, distinct on the basis of the different categorization of the subconscious." (ivi, p. 14) This claim allows the journalist to point out, in particular, some differences between Freudian psychoanalysis and the Jungian analytical psychology, recognizing the latter "a further and more development [compared to the Freudian theory], closer to a christian vision, which avoids neglecting the qualities that give human beings their truest value, the tendency to the good, to beauty, the intellect, freedom, religion." (ibidem).

Of course, analytical psychology is much more than that. Think, for example, of the complexity of the theme of truth and evil: a decisively divergent way in confrontation with the Catholic approach (see C.G. Jung, The Red Book: Liber Novus, 2009). Precisely because of the characteristics and richness of the Jungian thought, Jungian analysts who have had or have in session Catholic religious know well how this type of analysis requires them a great deal of theoretical balance, a clear awareness of the boundaries and limits of mutual areas of competence, humility and complex thought.

Don Simone Bruno, a priest, a psychologist and the editorial director of the San Paolo group expresses a view, which can be subscribed, about the different characteristics and relationship that binds psychology and depth psychology, on the one hand, and the religious dimension, on the other. Don Bruno recalls how the psychoanalyst cited by the Pope, on her deathbed referred to Bergoglio for a comparison between faith and the spiritual dimension, acknowledging the Holy Father a specific competence in this regard: "This episode of mutual recognition helps to clarify the relationships and positions between the two dimensions, which in my view, are absolutely not conflicting with each other. First of all, because if a person experiences the desire do deepen the word of God or the meaning of his faith and his religious experience, they have the opportunity to turn to a spiritual father who can help shed a light on the doubts crossing their soul. However, it is also true that if they note some signs of psychological distress or they have concerns and anxieties, it is important that they refer to a specialist who can help them to cast a light on what is happening to them at that time." (Orsola Vetri, "Il papa è andato in analisi e non c'è nulla di strano" - Famiglia Cristiana, Sept, 1, 2017)

(fattoreumano.com)

Given the delicate balance that characterizes the analytical relationship with the Catholic religious, it is important that the choice of the professionals is addressed carefully. The International Association for Analytical Psychology (IAAP) is the association founded in 1955, which collects Jungian psychologists in the world. IAAP recognizes 58 groups and societies and more than 3000 analysts trained according to international standards (see T.B. Kirsch, The Jungians: A Comparative Historical Perspective, 2000; it. tr. Gli Junghiani, eds. F. Castellana-S. Presciuttini, Il Fattore Umano, Roma 2017). In addition, the current development of an intercultural and transcultural Jungian analytical psychology guarantees, in turn, a cultural sensibility founded, on the one hand, on the recognition of the common human belonging, and on the other, on cultural differences, towards the development of a conscious and creative project of individual life, in constant dialogue with all forms of alterity and with the world (see C. Crowther-J. Wiener, From Tradition to Innovation. Jungian Analysts Working in Different Cultural Settings, Spring Journal, New Orleans 2015; M. Tibaldi-T.Chan-M.Chiu-M.Lee-B.Tam-E.T. Wong, Transcultural identities. Jungians in Hong Kong, Artemide, Roma 2016).

Copyright 2017

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