C.G. Jung's Analytical Psychology between Italy and China - Dr. Marta Tibaldi Professional Profile and Publications

mercoledì 10 gennaio 2018

Ciclo di seminari "Conoscersi per conoscere. Laboratorio di consapevolezza emotiva e di abilità sociali"



MARTA TIBALDI

Ciclo di seminari

"CONOSCERSI PER CONOSCERE. LABORATORIO DI CONSAPEVOLEZZA EMOTIVA E DI ABILITA' SOCIALI"

Primo seminario:
"Ho paura: che cosa posso fare?"

VENERDì 19 GENNAIO 2018 - ORE 15:00

Aula Magna Storica del Rettorato 
Banchi di Sotto 55, Siena






Ciclo di seminari "Conoscersi per conoscere. Laboratorio di consapevolezza emotiva e di abilità sociali"

Il progetto, presentato dal Comitato Unico di Garanzia dell’Università di Siena e dall’Ufficio Relazioni con il Pubblico / Centro d’Informazione Europe Direct dell’Università di Siena, nasce dal desiderio di offrire uno spazio di riflessione e di confronto su alcuni temi psicologici di base, in considerazione del crescente disagio emotivo individuale e collettivo e del generale scadimento delle relazioni umane. Anche la Commissione europea collabora con i Paesi dell’UE per rafforzare le cosiddette “competenze chiave” (key competences) nell'istruzione.

I seminari proposti dalla psicologa Marta Tibaldi e da Monica Masti, in servizio presso l'Urp, sono finalizzati a:
- creare uno spazio di riflessione e di confronto su temi sensibili,
- fornire informazioni di base sul funzionamento individuale e sociale,
- suggerire indicazioni strategiche per migliorare il rapporto con noi stessi e con gli altri come approccio proattivo nei vari ambiti della nostra vita.

Primo incontro: "Ho paura: che cosa posso fare?". 19 gennaio, ore 15Aula magna storica del Rettorato, Banchi di Sotto, 55 - Siena
Sappiamo quanto questa emozione possa essere disturbante fino al punto di paralizzarci. Si pensi, ad esempio, agli attacchi di panico, sempre più diffusi, che rappresentano una reazione individuale estrema a un pericolo percepito come grave, pur non essendo tale. 
Per partecipare occorre compilare la seguente scheda di adesione on-line (max 50 partecipanti).
Per ulteriori informazioni:
- e-mail: info-cug@unisi.it
- tel: 0577 235776 URP

Sono previsti prossimi incontri sulle seguenti tematiche:
  • Tradire-essere traditi
  • La rabbia, un'emozione che sequestra la mente
Le date e le schede di adesione per gli altri due seminari saranno comunicate e pubblicate successivamente. 

mercoledì 29 novembre 2017



Università di Siena 



Master Executive
Sviluppo e internazionalizzazione delle piccole e medie imprese


Venerdì 1 dicembre 2017
Marta Tibaldi 
ore 9-13 
Elementi di comunicazione interculturale

Viale Cittadini, 33 - Arezzo
Campus del Pionta
Aula 20 Palazzina Uomini



lunedì 13 novembre 2017

Tra Oriente e Occidente: identità transculturale a Hong Kong

Marta Tibaldi
Tra Oriente e Occidente: 
identità culturale a Hong Kong


Nell'ambito dei seminari ECM organizzati 
dall'Associazione Italiana di Psicologia Analitica -  (AIPA) - Sezione di Milano 
"L'altro e la psicologia analitica" 

il 18 novembre 2017 dalle ore 9:30 alle ore 13:30 terrò il seminario 

"Tra Oriente e Occidente: 
identità transculturale a Hong Kong"

Un'occasione per parlare degli sviluppi transculturali della psicologia analitica nel mondo e del dialogo interculturale


Via A. Sacchini, 23 - Milano
aipamilano@gmail.com 



domenica 5 novembre 2017

Trauma zero. Storia di un lutto complesso non guarito




Riporto di seguito alcune parti del mio scritto 

"Trauma zero. Storia di un lutto complesso non guarito",

che può essere letto integralmente in: 




A. Onofri - C. La Rosa (a cura di), Dal basso in alto (e ritorno...). Nuovi approcci bottom-up: psicoterapia cognitiva, corpo, EMDR, Edizioni Apertamenteweb, 2017

***

Cap. 18
Marta Tibaldi
Trauma zero. Storia di un lutto complesso non guarito

"Potrebbe sembrare incongruo scrivere di un lutto traumatico non guarito in un libro che racconta in che modo superare con successo i traumi complessi. Potrebbe sembrare, ma in realtà se ho deciso di raccontare qualcosa di apparentemente dissonante rispetto al tema del libro l'ho fatto, e contrario, per focalizzare sia l'importanza di interventi adeguati, tempestivi e mirati, soprattutto nel caso di traumi infantili, sia per pensare il trauma anche dal punto di vista della sua complessità interna e di ciò che aggiunge, seppure in modo drammatico, allo sviluppo della personalità. Come psicologa analista jughiana avrei anche potuto raccontare in che modo tratto i vissuti somatici post-traumatici, attraverso, ad esempio, l'ascolto immaginale del corpo e la lettura delle sue tracce simboliche nei sogni (Tibaldi 2011). Avrei potuto, ma raccontare l'esperienza del trauma dal punto di vista di una bambina traumatizzata e un'adulta con un trauma complesso non guarito, mi offre l'opportunità di descrivere il mondo interno del trauma dalla prospettiva della mia stessa oggettività, dando parole a un'esperienza che si è inscritta in me con l'immagine della deflagrazione di una bomba atomica (Tibaldi 2015).

[...]

Mai come in questi anni si è parlato tanto di trauma e vari sono gli approcci che si pongono come obiettivo quello di superare il trauma coinvolgendo la memoria somatica, come avviene nelle terapie bottom-up. Non c'è dubbio che le esperienze traumatiche possano bloccare temporaneamente o cronicamente il normale funzionamento psichico ed espongano per questo a disagi emotive sintomi fisici anche gravi: preziose dunque le terapie descritte in questo libro, che danno sollievo a chi del trauma è rimasto vittima. Dal punto di vista del profondo sappiamo però che nell'esperienza traumatica molti sono gli aspetti ambivalenti e contraddittori che agiscono in modo anche inconscio. L'esperienza traumatica può quindi contenere in sé sia il desiderio della sua risoluzione sia quello opposto [...] di non voler recidere il legame on gli oggetti d'amore perduti. Riconoscere come nostre anche le spinte psichiche che si oppongono al superamento del trauma, accettandole e dando loro spazio e tempo per essere integrate alla coscienza, è un passaggio ineludibile affinché tutta l'esperienza traumatica faccia il suo corso, portandoci, se possibile, oltre il trauma stesso, di cui comunque non si cancellerà traccia e che diventerà una parte costitutiva della nostra personalità.

[...]

Nel caso di traumi gravi non c'è dubbio che un intervento veloce e mirato sia fondamentale, soprattutto quando si tratta di traumi infantili, per evitare che la psiche si organizzi intorno a una scissione verticale della personalità (cfr, Kohut 2002; Goldberg 2001). Per gli adulti post-traumatici complessi, che da bambini non abbiano avuto possibilità di cura, è fondamentale la costruzione di uno spazio individuale e sociale per gli aspetti anche oscuri della psiche, in grado di contenere non soltanto il desiderio di superare il trauma ma anche il suo opposto, lungo una logica circolare di circumnavigazione piuttosto che lineare di superamento. In questo percorso le tecniche bottom-up costituiscono una risorsa ampiamente positiva che, insieme al lavoro immaginale sul Sé, inscrivono la complessità traumatica in una trama di senso che contenga anche il non-senso.

[...]


Copyright 2017
Marta Tibaldi, Profilo professionale e pubblicazioni








mercoledì 4 ottobre 2017

"Parla, mia paura". Un''immaginazione attiva in forma di scrittura

Marta Tibaldi
"Parla, mia paura"
Un'immaginazione attiva in forma di scrittura

(illibraio.it)

"Parla, mia paura" è il titolo dell'ultimo libro di Simona Vinci (Einaudi, Torino 2017). Lo leggo e ho un'immediata sensazione di familiarità. Trovo una citazione dal Libro Rosso di Jung e mi sorprendo: è raro che questo autore sia citato al di fuori dell'ambito psicologico analitico. Leggo il libro e inizio a capire. "Parla, mia paura" mi ricorda le invocazioni che Jung fa alla sua Anima e allo "spirito del profondo" proprio nel Libro Rosso (cfr. C.G. Jung, Il Libro Rosso, Bollati Boringhieri, Torino 2010)

Pagina dopo pagina, scopro quanto "Parla, mia paura" sia vicino al pensiero junghiano e all'immaginazione attiva, quel metodo per dialogare attivamente e intenzionalmente con le emozioni del profondo, nel quale la scrittura svolge un ruolo centrale (cfr. M. Tibaldi, Pratica dell'immaginazione attiva. Dialogare con l'inconscio e vivere meglio, La Lepre, Roma 2011).

"Parla, mia paura" è la storia del confronto di Vinci con le sue emozioni, un percorso che si dipana tra esperienze esterne - il ricorso alla chirurgia estetica - e interne - un'analisi del profondo, verosimilmente junghiana. Attraverso l'uso consapevole e responsabile delle parole, Vinci narra la trasformazione delle sue paure e generosamente offre la sua esperienza agli altri: [...] qual'è la posta in gioco, quando scriviamo. E dopo, quando cerchiamo un pubblico che ci legga. Io credo che speriamo sempre in una specie di assoluzione. Offrire noi stessi per uscire da noi stessi e da fuori perdonarci mentre gli altri a loro volta ci perdonano, dicendo: è bello quello che hai scritto, mi ha toccato. [...] avevo bisogno di perdonarmi e al tempo stesso di offrire ad altri che abbiano vissuto o vivano qualcosa di siile, la possibilità, se non di immedesimarsi, almeno di cogliere un riflesso di sé nelle mie parole. [...] ogni piccola vita, con i suoi eventi minimi, ha qualcosa da dire alle altre vite; ogni vicenda umana è, in qualche modo, di chiunque voglia condividerla." (pp. 102-103).

La psiche inconscia, l'Io, le parole e la scrittura, l'assunzione di responsabilità nei confronti di ciò che ci parla dal profondo, sia esso "divinità o demone",  le narrazioni che costruiamo per dare forma condivisa ai percorsi di individuazione: sono questi gli ingredienti che sostanziano il metodo dell'immaginazione attiva e, mutatis mutandis, la scrittura di Vinci: "[...] la lingua è fortuna o destino, la lingua è divinità o demone. Bisogna stare attenti alle parole che si usano, con gli altri e anche con noi stessi, perché la lingua costruisce il nostro mondo, interiore ed esteriore, quello degli altri intorno a noi, a cascata. E' faticoso, moltissimo, ma ripaga." (p. 117).

In ambito clinico, la tecnica della Scrittura attiva profonda è una forma di immaginazione attiva che usa la parola scritta per dare voce all'Io e alle immagini del Sé, facendoli dialogare mediante l' "l'osservatore", quel modo eccentrico di essere della coscienza "[che] si presenta ai nostri occhi come uno scrittore alle prese con la propria immaginazione creativa attraverso la scrittura." (M. Tibaldi, "Scrittura attiva profonda - Active Deep Writing", in L'Ombra, Epistemologia dopo il Libro Rosso, Moretti e Vitali, Bergamo 2017, p. 179). Obiettivo della Scrittura attiva profonda è creare un distanziamento critico da ciò che noi siamo e proviamo, assumendoci l'onere di "[...] uscire dalle sbarre della nostra prigione, immaginandole. Raccontare la forma di quella gabbia e i tormenti che ci procura. Descriverla a qualcuno con le parole migliori e più accurate che riusciamo a trovare, ma anche soltanto quelle che ci vengono o che arrivano per prime, può essere un modo per cominciare a smontarla." (S.Vinci, cit., p. 119).

Sappiamo che la scrittura, pur smontando le nostre gabbie, non garantisce la liberazione definitiva dalla sofferenza e dal dolore; essa è però un prezioso strumento per "fidarci della nostra immaginazione e cercare di guidarla verso pensieri positivi, anche quando stiamo attraversando una selva oscura: il buio può parlare e non è detto che le sue siano soltanto parole pericolose." (S. Vinci, cit., p. 119). Tradotto in termini clinici: "Il trauma grave ci precipita nell’oscurità del non-senso – di cui dobbiamo conoscere, riconoscere e sapere trattare le dinamiche al meglio della nostra professionalità -, ma è nell’oscurità di quel non-senso che si svela, inattesa, la dorata luminosità delle stelle." (M. Tibaldi, "Trauma zero. Storia di un lutto complesso non guarito", in A. Onofri - C. La Rosa, Dal basso in alto (e ritorno), Nuovi approcci bottom-up: psicoterapia cognitiva, corpo EMDR, Apertamenteweb, 2017).

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