C.G. Jung's Analytical Psychology between Italy and China - Dr. Marta Tibaldi Professional Profile and Publications

mercoledì 4 ottobre 2017

"Parla, mia paura". Un''immaginazione attiva in forma di scrittura

Marta Tibaldi
"Parla, mia paura"
Un'immaginazione attiva in forma di scrittura

(illibraio.it)

"Parla, mia paura" è il titolo dell'ultimo libro di Simona Vinci (Einaudi, Torino 2017). Lo leggo e ho un'immediata sensazione di familiarità. Trovo una citazione dal Libro Rosso di Jung e mi sorprendo: è raro che questo autore sia citato al di fuori dell'ambito psicologico analitico. Leggo il libro e inizio a capire. "Parla, mia paura" mi ricorda le invocazioni che Jung fa alla sua Anima e allo "spirito del profondo" proprio nel Libro Rosso (cfr. C.G. Jung, Il Libro Rosso, Bollati Boringhieri, Torino 2010)

Pagina dopo pagina, scopro quanto "Parla, mia paura" sia vicino al pensiero junghiano e all'immaginazione attiva, quel metodo per dialogare attivamente e intenzionalmente con le emozioni del profondo, nel quale la scrittura svolge un ruolo centrale (cfr. M. Tibaldi, Pratica dell'immaginazione attiva. Dialogare con l'inconscio e vivere meglio, La Lepre, Roma 2011).

"Parla, mia paura" è la storia del confronto di Vinci con le sue emozioni, un percorso che si dipana tra esperienze esterne - il ricorso alla chirurgia estetica - e interne - un'analisi del profondo, verosimilmente junghiana. Attraverso l'uso consapevole e responsabile delle parole, Vinci narra la trasformazione delle sue paure e generosamente offre la sua esperienza agli altri: [...] qual'è la posta in gioco, quando scriviamo. E dopo, quando cerchiamo un pubblico che ci legga. Io credo che speriamo sempre in una specie di assoluzione. Offrire noi stessi per uscire da noi stessi e da fuori perdonarci mentre gli altri a loro volta ci perdonano, dicendo: è bello quello che hai scritto, mi ha toccato. [...] avevo bisogno di perdonarmi e al tempo stesso di offrire ad altri che abbiano vissuto o vivano qualcosa di siile, la possibilità, se non di immedesimarsi, almeno di cogliere un riflesso di sé nelle mie parole. [...] ogni piccola vita, con i suoi eventi minimi, ha qualcosa da dire alle altre vite; ogni vicenda umana è, in qualche modo, di chiunque voglia condividerla." (pp. 102-103).

La psiche inconscia, l'Io, le parole e la scrittura, l'assunzione di responsabilità nei confronti di ciò che ci parla dal profondo, sia esso "divinità o demone",  le narrazioni che costruiamo per dare forma condivisa ai percorsi di individuazione: sono questi gli ingredienti che sostanziano il metodo dell'immaginazione attiva e, mutatis mutandis, la scrittura di Vinci: "[...] la lingua è fortuna o destino, la lingua è divinità o demone. Bisogna stare attenti alle parole che si usano, con gli altri e anche con noi stessi, perché la lingua costruisce il nostro mondo, interiore ed esteriore, quello degli altri intorno a noi, a cascata. E' faticoso, moltissimo, ma ripaga." (p. 117).

In ambito clinico, la tecnica della Scrittura attiva profonda è una forma di immaginazione attiva che usa la parola scritta per dare voce all'Io e alle immagini del Sé, facendoli dialogare mediante l' "l'osservatore", quel modo eccentrico di essere della coscienza "[che] si presenta ai nostri occhi come uno scrittore alle prese con la propria immaginazione creativa attraverso la scrittura." (M. Tibaldi, "Scrittura attiva profonda - Active Deep Writing", in L'Ombra, Epistemologia dopo il Libro Rosso, Moretti e Vitali, Bergamo 2017, p. 179). Obiettivo della Scrittura attiva profonda è creare un distanziamento critico da ciò che noi siamo e proviamo, assumendoci l'onere di "[...] uscire dalle sbarre della nostra prigione, immaginandole. Raccontare la forma di quella gabbia e i tormenti che ci procura. Descriverla a qualcuno con le parole migliori e più accurate che riusciamo a trovare, ma anche soltanto quelle che ci vengono o che arrivano per prime, può essere un modo per cominciare a smontarla." (S.Vinci, cit., p. 119).

Sappiamo che la scrittura, pur smontando le nostre gabbie, non garantisce la liberazione definitiva dalla sofferenza e dal dolore; essa è però un prezioso strumento per "fidarci della nostra immaginazione e cercare di guidarla verso pensieri positivi, anche quando stiamo attraversando una selva oscura: il buio può parlare e non è detto che le sue siano soltanto parole pericolose." (S. Vinci, cit., p. 119). Tradotto in termini clinici: "Il trauma grave ci precipita nell’oscurità del non-senso – di cui dobbiamo conoscere, riconoscere e sapere trattare le dinamiche al meglio della nostra professionalità -, ma è nell’oscurità di quel non-senso che si svela, inattesa, la dorata luminosità delle stelle." (M. Tibaldi, "Trauma zero. Storia di un lutto complesso non guarito", in A. Onofri - C. La Rosa, Dal basso in alto (e ritorno), Nuovi approcci bottom-up: psicoterapia cognitiva, corpo EMDR, Apertamenteweb, 2017).

Copyright 2017
Marta Tibaldi, Profilo professionale e pubblicazioni





















Nessun commento: