lunedì 7 agosto 2017

Emulazione vs. distruzione. Imitare o invidiare?




Marta Tibaldi

Emulazione vs. distruzione
Imitare o invidiare?

"L'aspirazione a una società migliore passa per l'emulazione, non l'invidia. Il merito, la competenza e il successo vanno ammirati e premiati; non derisi e offesi. L'invidia è uno dei sette vizi capitali; non sta alla base di alcuna dottrina politica. <La tristezza per il bene altrui percepito come male proprio> è una sciagura sociale. Ma guadagna terreno, e ci è sembrato giusto parlarne."

Con queste parole il giornalista Beppe Severgnini commenta il dilagare di un'invidia sociale che colpisce il merito e la competenza altrui, cercando di trascinare tutto e tutti verso il basso. Questo comportamento nasconde in realtà, l'ignoranza e l'incompetenza delle persone invidiose. (7 Corriere della Sera, Outside the box, "Cos'è l'invidia oggi? Fastidio per il merito e la competenza", 3 agosto 2017).

Non c'è dubbio che nelle culture individualiste, come quelle occidentali, il rapporto con l'<altro> possa essere esperito in termini di competizione invidiosa e distruttiva, in una logica del mors tua vita mea che non prevede l'acquisizione di quelle abilità e competenze che l'altro incarna, quanto piuttosto la loro distruzione.

La capacità orientale di <copiare> ciò a cui è riconosciuto un valore positivo, pone noi occidentali di fronte a uno scenario sociale completamente diverso, che stimola una riflessione interculturale. 


Sono a Macau, sto passeggiando vicino al mare e ho un'esperienza straniante. Davanti ai miei occhi improvvisamente si staglia il Colosseo. Che cosa ci fa il Colosseo a Macau? La sensazione è surreale e disorientante. Mi avvicino a questa gigantesca costruzione - non so bene in quale materiale sia realizzata - e scopro che questo Colosseo cinese troneggia vicino alla riproduzione delle più varie architetture occidentali: Venezia, le piramidi egizie, le case alsaziane etc. Sono in un parco davanti al mare nel quale è riprodotta tutta la più caratteristica architettura occidentale.

Dopo l'iniziale disorientamento, il divertimento prende il sopravvento. Non riesco a credere che i Cinesi abbiano potuto ricostruire i nostri  monumenti  in modo completamente decontestualizzato. Una realizzazione che destruttura una nostra certezza culturale: il patrimonio artistico è legato ai luoghi a cui appartiene e lì ci aspettiamo di trovarlo.

Molte critiche possono essere rivolte a questa pratica orientale, ma dal punto di vista dell'esperienza interculturale, l'arte cinese dell'imitazione aggiunge alla nostra mente gradi di libertà inimmaginabili. L'imitazione architettonica - l'arte cinese della replica in generale - determina infatti possibilità mentali a noi culturalmente impensabili.



L' abilità cinese di imitare deriva, tra l'altro, dalla pratica dei caratteri della loro scrittura. I bambini, fin da piccolissimi, copiano, copiano e copiano i caratteri della loro lingua, fino a padroneggiarli  con una maestria che sbalordisce l'occidentale: vedere scrivere in corsivo e a mano un adulto colto  è un'esperienza che suscita profonda ammirazione.

L'architettura occidentale non è l'unico esempio della capacità imitativa dei Cinesi, ma ne è una delle espressioni attuali. Ciò che colpisce è l'atteggiamento sottostante alla pratica imitativa: non l'invidia distruttiva per ciò che ammirano, quanto l'emulazione di ciò a cui riconoscono un valore. Non ho il Colosseo? Me lo costruisco!

(photos: Marta Tibaldi)

Questo atteggiamento può aiutare a riflettere sull'attuale modalità culturale occidentale dell'invidia distruttiva, invitandoci a fare nostri, se possibile, atteggiamenti più positivi nei confronti di ciò a cui, seppure inconsapevolmente e in negativo, riconosciamo un valore.

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